DISPREZZO PER IL CORPO

Il disprezzo per il corpo è una menzogna, anche in quelle filosofie e religioni che dicono di disprezzarlo, di negargli apprezzamento.

Non è disprezzo per il corpo, lo è per il pensiero, nei suoi eccellenti rapporti iniziali con il corpo: c’è attacco all’iniziale pace civile tra pensiero e corpo, che in virtù del pensiero è da subito trasfigurato in aldilà dell’organismo.

Tali buoni rapporti sono mantenuti, malgrado tutto, anche nella patologia nevrotica, nei suoi sintomi corporei e nei comportamenti sintomatici o coatti stabili: in cui c’è delega del pensiero al corpo, come sede degli arresti domiciliari del pensiero nella sceneggiatura sintomatica.

L’attore, separato dallo sceneggiatore, non è soggetto, la recita reale non è reale.

I personaggi non sono in cerca d’autore: l’autore è rimosso, o diviso tra attore e sceneggiatore.

La rimozione in quanto quella di Rossella o’ Hara (“ci penserò domani”) riguarda il “penserò” ossia il soggetto dell’atto di pensiero, non il “ci” o il contenuto, che è conservato nel sintomo o nell’agire sintomatico, eternizzato (nello psicotico e nel perverso scompare la relativa mitezza inibitoria della nevrosi).

(Riparleremo dell’“eternità” come del nome plurimillenario della rimozione anche per i prossimi millenni, anziché della sinergia e continuità tra oggi e domani: non sono interessato a un’eternità che non sia il tempo, non kantiano, di questa sinergia e continuità).

Il mio paziente continua a restare “paziente” (non mio ma della sua patologia), non perché non riconosce, magari lentamente e a fatica, il contenuto del suo pensiero, bensì di esserne il soggetto grammaticale-autore-attore senza più drammaturgia (quella nevrotica, con differenza tra isteria e ossessione).

É il soggetto di un conflitto: questo è reale, e drammatico: è il dramma tra reale (conflitto) e angoscia.

Il dramma nevrotico evita il… dramma e il reale, lo isola nella sfera del sintomo (ma come biasimarne il soggetto?).

I millenni restano sceneggiature, “gran teatro del mondo” come è stato detto da uno che se ne intendeva.

Il bambino  non è cartesiano: non ha un problema mente/corpo perché parte già dalla soluzione prima del problema, che è patologico (del bambino non cartesiano ho appena scritto in ”La grata moderna o la liberazione ‘da’ bambino”, 29 gennaio).

Il disprezzo per il corpo con incuria per esso è solo disprezzo per gli altri,  tutti, universo.

Non è disprezzo dell’“alto” per il “basso”: questa distinzione è tra le Teorie patogene o sceneggiature storiche e mondiali, e il “basso” avrebbe ragione di sporgere querela per diffamazione classificatoria:
è l’ostilità dell’Ideale intoccabile, senza merito (o demerito), non imputabile, per il pensiero nel suo merito o demerito ossia imputabile.

Questa ostilità inesorabilmente attacca i sessi, fino a non potere neppure menzionarli linguisticamente se non con offesa (anche se mondanizzata), nel migliore dei casi con imbarazzo.

Nella perversione, in cui l’Ideale è forte, si diventa capaci di qualsiasi bassezza o spregevolezza corporale.

Milano, 6 febbraio 2007

 

THINK!

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