1° LA MAMMA 2° LA FIGLIA 3° LA GONNA O L’ECUMENISMO PERVERSO

Dal divano mi viene riferita la testimonianza dell’adepto di una religione a adepti di un’altra religione.

Il parlante riferiva, o credeva di riferire, la concezione delle donne nella sua tradizione, consistente in una graduatoria:
prima la madre, poi la figlia, infine la gonna.

Lì per lì ho creduto che mi venisse narrato un lapsus, ma non era così: il nostro bravo donnaiolo e pessimo gonnaiolo (pessimo perché gonnaiolo) intendeva fare lo spiritoso, niente lapsus.

Ecco un esempio della sconfessione o rinnegamento (Verleugnung) con cui Freud caratterizza la perversione: l’errore gonna-per-donna, momentaneamente riconosciuto, viene poi disconosciuto e asserito ufficialmente, approfittando dell’espediente sociale di una dubbia comicità.

La perversione come genere si realizza qui nel feticismo come specie: la gonna come indumento è della serie mutandine, reggiseno, calze, scarpe eccetera (contiguità con il corpo).

Non c’è che l’abito da sera a non potersi trasformare in feticcio: per questo scrivevo che Adamo e Eva la sera vestivano l’abito da sera, e osservo che un tale abito ha funzione pubblica.

Tutti gli elementi della serie sono bene rappresentati dalla celebratissima foglia di fico (magari distinta in blu e rosa): la foglia è monosessuale, cioè omosessuale anteriormente alla distinzione tra etero- e omo-sessuale.

Feticismo iconografico, e “sacro”.

Ripeto ciò che già ho detto: il feticcio non è la mutandina (o tanga) sulla ragazza, è la mutandina in-vece della ragazza.

L’umanità è riuscita a tenersi in qua dal feticismo solo concependo la donna (in actu exercito) come prostituta, benché legittimata.

Invece madre e bambina sono “salve” dai sessi: ma allora non c’è salvezza nella “salvezza”.

Non c’è credenza o miscredenza, religione o laicità, che sia venuta a capo di tutto ciò: ecumenismo perverso.

Tanto tempo dopo la foglia di fico è venuto Don Giovanni con la mediazione di Santa Beatrice: “Purché porti la gonnella” (Don Giovanni è Parsifal al Supermercato).

L’immoralità di Don Giovanni non sta nell’avere delle donne, ma nel non averne nessuna.

Milano, 14  febbraio 2007

 

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