“SOFFRO” (bis): IL DESIDERIO DELL’INFERNO

Rinvio al precedente “Soffro”, sabato 20 gennaio 2007.

Interrogato dalla domanda consueta “Come va?” o “Come stai?”, uno risponde metodicamente “Male!” o simili (e ne porta “prove”), eppure sta in buona salute, insieme a vari indici socio-economici accettabili (inoltre si vede bene che non è schizofrenico né “borderline”).

Piuttosto che riconoscere l’angoscia si farebbe impalare: un antico desiderio che incontra sempre schiere di volenterosi aspiranti a soddisfare la bisogna.

Penso agli “ameni spassi” del Duca di Gloucester (poi Riccardo terzo), quando non sono ameni.

Ricordo quel paziente psichiatrico di Ambrogio Ballabio che se la spassava passandosi il ferro da stiro sulle braccia.

Gode così, dunque attenzione a non beatificare il “godimento”: non tutti i godimenti sono di buona famiglia (con le famiglie dei godimenti, J. Lacan se l’è cavata non male, ma neanche benissimo).

É uno che ha scoperto come tanti (isteria) che il dolore paga, cominciando dal farla pagare.

Mi sovviene il detto: “Battere il mea culpa sul petto altrui”.

La sofferenza “tira”, tira sempre, la si beatifica, è un fattore dell’economia mondiale (ma quale economista se ne è mai occupato?)

Ci sono poi isterici beati che cadono nel proprio stesso tranello, e per raggiungere la credibilità si procurano tutti i mali possibili, fino a perdere pezzi.

Marx era inferocito (ne “L’Ideologia tedesca” se ricordo bene) verso i “cristiano-sociali” tedeschi che volevano trattare le classi lavoratrici, anzitutto la classe operaia, come classi di “poveri” e dunque sofferenti: aveva ragione, perlomeno perché non partiva dalla Cultura del sadomasochismo e della formazione reattiva.

Sono del tutto contrario alla concezione misericordiosa del Welfare.

Non posso dare torto a J. Lacan quando diceva che “il desiderio dell’uomo è l’inferno” (anche in paradiso).

Il desiderio di guarigione resta una novità impensata e impraticata, e contrastata.

Conoscete un Filosofo o uno Psicologo che fa questi ragionamenti?

Brutta coppia: io li salvo facendone una cosa sola (come già Freud).

Milano, 24 gennaio 2007

 

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