PARMENIDE GIORNALISTA

Riedito un frammento di un mio articolo del 1991 che trovo ancora attuale [1] (sono tornato su Parmenide in questo sito, Think! 10 0ttobre 2006):
Il Giornalista va a intervistare l’Uomo che “sa”, con l’unzione del piccolo che intervista il Grande, allo scopo appunto, quale?, di “tradurlo” o “spiegarlo” al suo pubblico.

É la malattia dei giornalisti, che non collocano se stessi nel pubblico, e così i politici, i filosofi… : è questo il clericalismo. Anzitutto quello (platonico) dei filosofi, che si trasmette a politici e giornalisti: ci sarebbe un sapere filosofico ulteriore, superiore, cui solo pochi hanno accesso.

Ecco uno scenario: un giornalista va da Parmenide, Lui, il “terribile”, pregandolo di sintetizzare il suo “profondo”, “difficile”, “superiore” pensiero per il Pubblico che il giornalista rappresenterebbe.

Parmenide – un tipo beffardo – ci pensa su, poi pronuncia la storica tremenda frase: “L’essere è, il non essere non è”.

Alla fine, il nostro funzionario del ministero della Pubblica Intelligenza si ritira a scrivere il pezzo, magari la notte, per tradurre in “Comprensibile” – che sia esperanto? – il che diavolo ciò potrebbe significare.

Non ha capito. Che cosa? Non ha capito Parmenide? Ma no: anche Parmenide potrebbe non avere capito Parmenide (ci vuol altro!). Del resto, dopo due millenni e mezzo i filosofi sono ancora lì.

No: non ha capito il proprio mestiere di giornalista (sto parlando di tutti i mestieri): con quella frase, il vero giornalista riuscito era proprio Parmenide, roba da premio Pulitzer, dunque quella frase andava detta al pubblico così com’era, non per “spiegare”!

Applaudo Parmenide, io che proprio non sono parmenideo, né ellenizzante in generale (sono freudiano).

Ho scelto apposta un esempio difficile, insomma: o la frase di Parmenide è già giornalistica, buona per tutti, o non lo è, e allora non è buona neanche per Parmenide.

E l’inverso, ossia se non è già buona per Parmenide, allora non è buona per nessuno: non esistono due livelli di frasi del sapere, quelle buone per pochi, quelle buone per tutti (parliamo di schizofrenia epistemologica).

Dovrei proseguire sulla Scienza e la divulgazione scientifica (giornalismo specializzato), che inapparentemente aggrava e non riduce la scissione.

Non esiste il Freud scientifico e il Freud divulgato: e infatti, correttamente, si vende in Libreria, e perfino in Edicola.

[Nella rilettura ho inserito interpolazioni che trovo pedante segnalare.]

Se proseguissi, lo farei sviluppando l’“Idea di una Università” di cui parliamo da tempo.

____________

[1] In Il Sabato del 2 novembre 1991, nella Rubrica “SanVoltaire” (allora con il titolo “L’apartheid del sapere”), poi raccolta in libro: Giacomo B. Contri, SanVoltaire, Guaraldi, Rimini 1994.

Milano, 11 gennaio 2007

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.