OLFATTO: PROFUMI O DEODORANTI

Tengo a segnalare, come per la maggior parte di questi articoli, che quanto segue è lo sviluppo del tema di una seduta odierna, in altri termini: scrivo come il mio stesso paziente potrebbe fare (e allora perché non lo fa?): la seduta psicoanalitica si nutre di universo.

Combatto da tempo una battaglia linguistico-etimologico-filosofica per sostenere che “adolescenza” proviene dal latino oleo (odorare come dare odore) nel frequentativo olescere ossia – ma questo lo concludo io – profumare come si dice di un fiore.

Il partito opposto è già schierato: “olezzo”, il “non olent” vespasiano.

Questa battaglia meriterebbe un saggio di storia della lingua, compreso il latino e anche il greco antico, nei suoi rapporti con la storia della filosofia a partire da Platone (il “Bello”).

Ciò premesso proseguo. Il prefisso ad– sottolinea l’azione del propagare profumo: mi riferisco agli effetti olfattivi del mutamento endocrino di una certa età, che sono registrati – anzi: registrabili ma con opposizione – come profumo.

Ciò anche nei ragazzi, ma per ragioni esplorabili esso è maggiormente avvertito nelle ragazze.

I genitori – come chiunque, compreso il compagno di banco – se ne accorgono, ma non sempre con favore.

Forse la madre di Biancaneve ha iniziato a odiarla in modo esplicito proprio in quel momento, imputando alla figlia ad-olescente un cattivo odore da deodorare.

Sorge l’alternativa, tanto quotidiana quanto etimologico-filosofica:
se profumo allora bene (e bello);
se cattivo odore allora deodorante, con confusione tra deodoranti e profumi (ho conosciuto pochissimi che abbiano netta le distinzione, anche nella haute che consuma profumi molto costosi).

Al figlio o figlia che ci casca resta solo una povera alternativa minore, tra una vita di deodoranti e l’ancora peggiore adol-essenza (“o la borsa o la vita”), ossia il puzzolente Narciso.

Gli adol-essenti radicali non sono ad-olescenti, puzzano e basta: Narciso è il testimonial mitico, mistico e plurimillenario dell’essenzialismo, il “bello dentro” che olezza nel suo piscio in cui si specchia (vedi l’articolo “Bello dentro” del 9 gennaio, e passim).

La “femmina balba” di Dante  è la fanciulla in quanto da deodorare: e Beatrice è solo una deodorata (Purgatorio, 19, 7-33: “mostravami ‘l ventre; / quel mi svegliò col puzzo che n’uscìa”, sottolineatura mia): Beatrice è solo una deodorata, e prima ancora abbiamo deodorato la Madonna di Luca 1 (non abbiamo deodorato la “Maddalena”, ma solo a condizione di delirarla come prostituta a fin di bene, del che all’Inferno stanno ancora sghignazzando, e le prostitute anche).

Conosco genitori che chiamerebbero la figlia “Deodorata”, e così il figlio.

La posizione del trattino distingue il principio di piacere, che è giudizio (profumo), dalla Teoria (olezzo), che decapita il giudizio, ossia fa da epi-stéme (cioè sopra-stante) che opprime e uccide il giudizio.

La parola “bello” segue nella storia la medesima distinzione: nel secondo caso sovrasta fin che morte non sopravvenga.

Do importanza primaria all’olfatto (indicazione già di Freud), e proprio come giudizio e facoltà primaria di esso.

La vecchia canzone di Claudio Villa, “Profumi e balocchi”, interpretava bene la cultura sudaticcia che precede il sudore fisico: negava che al bambino importano poco i balocchi, ciò che gli importa è la mamma bella.

C’è più peccato originale nella cultura sudaticcia che nel biblico “sudore della fronte”: diciamo allora “Mi puzza” tale cultura, quella dell’adol-essenzialismo

Questo articolo pesca lontano nella storia della mia vita: da bambino adoravo il profumo di incenso, allora molto usato in chiesa.

Per me era e resta un profumo, e ne respingo l’interpretazione esclusiva come di un deodorante dai cattivi odori del “popolo” nel Tempio: che invece andrebbe deodorato anzitutto dall’ordinaria cultura del suddetto popolo (una cultura che da sempre accomuna destra e sinistra).

Ancora oggi detesto nel ricordo quella madre che disse di “adorare il puzzo del suo bambino”: chissà se è diventato autistico?

Pulsione olfattiva, pulsione uditiva, pulsione verbale: queste le ho inventate io (con orgoglio).

Nel bambino piccolissimo è palese la facoltà di distinguere tra suono e rumore, anche nella voce dei genitori (ho molto materiale al riguardo che non ho ancora ordinato).

Milano, 16 gennaio 2007

 

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