“IMBRANATO”, O LA FILOSOFIA DELLA VITA QUOTIDIANA

Ho scoperto lentamente l’importanza di questo aggettivo gergale italiano, “imbranato”, dopo averlo sentito pronunciare più volte sul divano autoreferenzialmente.

Un giorno ho reagito con un “Eh no, troppo facile!”: è quel troppo facile che rende le cose difficili, un mezzo della rimozione, caso particolare di “Sono fatto così!”

Esso è stato celebrato dal romanzo settecentesco di Choderlos de Laclos “Les liaisons dangéreuses: “Supera ogni mio volere”.

“Sono imbranato” è della serie “Sono stonato”, “timido”: vero che si può essere stonati, ma è un sintomo perché basterebbe una minima cura della voce per non esserlo; idem per la timidezza che è sintomatica.

Non sottilizzo sulla distinzione tra sintomo e inibizione: inoltre ci sono voci che nella loro bruttura offensiva sono peggio, sono degli attentati all’umanità circostante e udente.

Nella serie pongo anche “Sono intelligente”, solitamente più pensato che detto (ogni puzzolente e demente Narciso lo pensa): attenzione a predicare ai propri figli “Sei imbranato!”, “Sei bello!”, “Sei intelligente!”, l’orizzonte è l’infanticidio.

Narciso è uno che è stato predicato “Bello”, ma non ha potuto sbarazzarsi di questa male-dizione.

Dovrò esaminare il caso “Sei buono!” (c’è un antico precedente che menzionerò).

“Sono imbranato!” è anche detto più scherzosamente “Sono stato malato da piccolo!”: attenzione a come si scherza.

Sono tutti esempi della Filosofia, psico-pato-filosofia, della vita quotidiana, tutti Predicati dell’Ente, o della Cosa: siamo tutti filosofizzati, poi Filosofi inconsapevoli, poi i Filosofi sono passati alla coscienza, la coscienza dell’incoscienza.

Degno di nota è il fatto che il soggetto si sottomette facilmente, e perfino volentieri, a questa autopredicazione, specialmente se sembra modesta.

É da riesaminare il caso “Sono peccatore!” come predicato dell’ente anziché come confessione dell’atto, perché potrebbe giustificare purulentemente, puri-lutulentemente, ogni criminalità.

L’autistico prende su di sé il suo predicato fino a militarlo: ricordo il caso grottescamente contraddittorio di quel quindicenne mutacico che scriveva lettere in buon italiano in cui dichiarava di “non potere parlare” (seguono lacrime esistenziali: io girerei con il piattino).

Tutto ciò è veramente Filosofia, Ontologia praticata.

La psicoanalisi è nata come l’altra Filosofia, non come Psicologia in “dialogo” con la Filosofia.

É stato J. Lacan a mettermi su questa strada, con il suo “Discorso del Padrone-Maître”.

Milano, 23 gennaio 2007

 

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