GIORNALISMO, PSICHIATRIA, DELITTO. IL CASO DI ERBA

L’opinione pubblica italiana e mondiale è informata di questa folie à deux  di Erba, con tre assassinati senza movente cioè con “purezza”, ma con dimostrata nonché confessata premeditazione di lunga data, unita come tale a capacità di intendere e volere.

Non sorprende che, almeno per ora, la Difesa non si sia ancora appellata all’infermità mentale (diagnosi di psicosi paranoica) con la correlata incapacità eccetera.

Psichiatria e Cultura-giornalismo non si piegano all’evidenza dell’onnipresenza, in ogni delitto, della capacità e dell’imputabilità correlata: seguirebbe l’obbligo logico di distinguere imputabilità diverse sì nella specie, ma identiche nel genere.

A monte, c’è imputabilità nella produzione di psicopatologia e, il caso più negato, nella produzione di un bambino autistico, per addossarne la responsabilità a una volontà imperscrutabile di Dio (o della natura: siamo sempre al solito Deus sive natura).

Le chiacchiere sul perdono lo sono perché si può perdonare sì (condonare la pena), ma solo un imputato reo confesso, e confesso aldilà di ciò che gli imputa il sistema giudiziario vigente.

Un mondo in cui l’imputabilità fosse radicalmente rivista, distinguendone le specie, sarebbe un altro mondo perché farebbe notizia, non anzitutto il delitto ma la capacità o facoltà in esso.

Il nostro è un mondo in cui tutti sono trattati, e trattano gli altri, come incapaci di intendere e volere: è un trattamento che sta tra i presupposti del delitto.

Tempo fa una fonte autorevole ha consigliato che sarebbe meglio impiccarsi piuttosto che scandalizzare un bambino: il cui primo scandalo sta proprio nell’essere trattato come incapace di intendere e volere, ossia come privo di quel principio di piacere che è la fonte stessa del giudizio.

Gli assassini di Erba ne erano palesemente privi.

Considero il delitto che non paga più grave di quello che paga, perché è “puro” cioè kantianamente “morale” cioè estendibile alle masse: è dunque corretto il titolo del romanzo di Michael Gregorio “Critica della  ragion criminale” come parte della ragion pura.

Poco fa ho concesso la diagnosi di psicosi paranoica, che allo stato degli atti mi sembra corretta: ma ci avviciniamo sempre più alla psicosi pura (ne ho scritto ancora abbastanza recentemente).

Per la psicosi pura, come per la legge morale kantiana, il Quinto comandamento (“non ammazzare”) non ha alcun valore di principio.

Milano, 15 gennaio 2007

 

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