BELLO DENTRO

Ho dedicato non poco all’articolo sull’anima appena precedente: suggerisco ai miei pochi lettori di rileggerlo.

L’anima è bella “dentro”, anche se l’“anima bella” di Hegel aveva ancora la deodorata purezza dei banchi universitari.

Che cosa è il “bello dentro” lo dice ridancianamente Alcibiade nel “Simposio” di Platone, riparandosi dietro l’essere ubriaco (“in vino veritas”, poi Kierkegaard).

In breve egli dice che Socrate è brutto fuori ma bello dentro: ma che altro sono gli oggetti “belli” (gli αγάλματα) dentro il brutto Socrate?, e ciò per quel sodomita dichiarato che è Alcibiade?

Devo proprio ripetermi?, ripetere il senso di questo risibile e non oscuro enigma platonico: sono le feci del retto di Socrate (“pure” feci).

Il retto è la rett-itudine di Socrate (che poi manda Alcibiade a fare in… a Agatone): amore platonico.

Non sono le feci del bambino, capace di inquinarsene divertito: sono feci logiche che inquinano il pensiero.

C’è un merito di Platone: lui almeno sapeva cosa significa il “filosofare” della Teoria: c’è voluto Freud per scoprirlo.

Un altro esempio di oggetti “belli” è quello dato da E. A. Poe: i trentadue candidi denti strappati a Berenice dal suo sposo in un “raptus” analogo a quello della comoda, retorica, furbesca ubriachezza di Alcibiade.

Poi, un logico potrebbe costruire astrattamente (qualcuno l’ha fatto, so chi) la classe di tutti gli oggetti del “Bello”.

Posto questo “Bello”, che cosa ne sarà dei suoi due accoliti platonici che sono il “Bene” e il “Vero”? (quanta predicazione!, prima predicativa poi predicatoria: povere anime!)

Non ho poi così torto quando collego vero e bene alla sola imputabilità – ossia all’atto -, premiale prima che penale (ma chi non è nella melma della palude platonica del “Vero” e del “Bene”?, palude eterna).

La mia è soltanto una “Critica della Ragion perversa” (penso alla “Critica della ragion criminale”, romanzo recente).

Per finire, un appunto. Una persona nonché donna che non mi è concesso nominare, avendo letto ciò che ho appena scritto sull’anima, ha rammentato la canzone anni ’80 di Cocciante, Bella senzanima.

Commento senza motivazione: riconosco volentieri che le donne, anche quelle che trasformerei in scatolette di tonne (non la suddetta), sono meno cretine degli uomini.

Ricordo la Marylin che legge di nascosto la Critica della ragion pura, ma perché di nascosto?: perché lui è cretino, ossia non può pensare che lei legge, cioè pensiero senz’anima (nessuno può credere che io faccia del femminismo maschile, che tempo fa aveva corso).

Milano, 9 gennaio 2007

 

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