TROMPE L’OEIL

Breve complemento a “Io amo tu abbocchi” del 16 dicembre, e a “Warholizzazione dell’amore: non è vero niente” del 20 dicembre, in cui facevo cenno al Barocco come e insieme alla Pop art.

Trompe l’oeil, una delle forme più celebri in pittura di un artificio formale specialmente praticato dal Barocco, si traduce letteralmente “inganna l’occhio”, illusione ottenuta tramite un artificio prospettico (detto anche “quadraturismo”).

Esso si traduce poi, con una letteralità di secondo grado, “innamoramento”, l’illusione amorosa creata dall’artificio del (fare) perdere la testa per mezzo della metaforica freccia di Eros o del filtro d’amore di ogni tempo ma specialmente medioevale (questione: Dio usa filtri d’amore?)

Sempre di mal-occhio si tratta.

Nell’innamoramento, è stato annotato, in-amore-mento, ossia nesso logica-amore.

Non è il paradosso dei Logici detto del Mentitore “Io mento”: già i Greci mentivano sull’amore (sulla menzogna, Nobel a Platone).

L’innamoramento è un errore logico, non affettivo: l’affetto consegue, perché gli affetti sono logici (Freud), non “emozioni”.

Continua a porsi la questione – cui io penso di avere risposto – se la parola “amore” possa avere significato o concetto: cosa sensatamente negata da tutta l’esperienza umana, fino a nuovo ordine (che io chiamo “ordine giuridico del linguaggio”).

L’innamoramento, nella brutalità “tenera” del suo malocchio, esercita da secoli e millenni una funzione razionale: quella della negazione del significato della parola.

Attenzione alla tenerezza!, e all’abbraccio: ambedue mortali in assenza di profitto.

Milano, 22 dicembre 2006

 

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