SCACCO AL RE, O LA MELANCONIA

“Ho dato scacco a mia moglie!”, mi ha detto un paziente: se io, psicoanalista, disponessi del braccio secolare – ma non è il mio caso -, dovrei farlo decapitare.

Shâh o Scià, Re in arabo-persiano, da cui “scacco”, è venuto a significare offesa o attacco al Re.

In “scatto matto” Mât, ancora in arabo-persiano, significa morto: Shah-mat = re morto, e Re Lear, di cui ho appena scritto, significa scacco matto.

In cui il Re non ha più mosse, movimento: il detto italiano “datti una mossa” è un detto da re, a chiunque sia detto.

Quello degli scacchi si presenta come un gioco molto civile, ma a buona ragione motiva la vignetta di Bucchi su Repubblica del 28 novembre che propone su un piedistallo il corpo nudo di un uomo morente con la scritta: Monumento al civile ignoto

Ho sempre pensato che l’esecuzione dello Zar è stata il principale errore politico dei Bolscevichi, che si sono confusi – poco marxianamente – con l’era di Cromwell (Giacomo I) e di Robespierre-Danton (Luigi XVI), nell’un caso e nell’altro regicidî borghesi.

Non importa che Nicola II fosse un gran che o un gran re, né se la feroce istituzione storica della Monarchia abbia ancora un senso (e non lo ha).

Non sono monarchico: sono imperialista, e questo cambia tutto.

Scacco matto significa il detto del croupier “rien ne va plus”: il mondo non è mai stato fermo nonché vecchio come il nostro, e la rapidità delle telecomunicazioni ne è solo una maschera piena di buchi.

Scacco è fallimento agito (“nevrosi di scacco”).

La melanconia non guarda in faccia nessuno: vede solo il mondo fissato e da fissare, e noi fissati ad esso.

Siamo e mettiamo tutti sotto scacco: siamo scacchisti anche quando non sappiamo nemmeno giocare a scacchi.

In fondo il melanconico è uno stratega pidocchioso che ha scoperto il valore militare dei pidocchi.

Il querulomane o melanconico professionista – quello che fa causa a tutti – dà scacco al re: fermerebbe tutto il Sistema giudiziario.

L’Italia sembrerebbe il Paese più querulomane di tutti, data la paralisi ormai quasi cadaverica di tale Sistema (a parte le sue immense pecche, se funzionasse).

La psicoanalisi è pensiero politico senza scacco, messo in mano a individui nella loro vita quotidiana.

Milano, 1 dicembre  2006

 

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