MISTERO?

É una di quelle parole che vanno prese con le molle, per mandare al diavolo dell’occultismo la maggior parte dei suoi significati, a eccezione di uno, nitido e sobrio.

Io conosco un mistero (sottolineo tanto “un” quanto il verbo “conoscere”), ne posso osservare l’esistenza e descrivere e perfino legiferare le leggi: è il pensiero.

Perché mistero? Perché esso può esistere come non causato: è questo “non causato” l’unico concetto dignitoso e luminoso di “mistero”.

Ho detto che può, perché il più spesso esso esiste come patologico ossia causato: da Teorie delle quali esso è devoto con una torva fedeltà degna di miglior… causa.

Nella produzione di cause la Psicologia fa poi il resto: non si può dire che ha il senso del… mistero.

Ma il pensiero può esistere non causato (sono tra i pochissimi a pensarlo malgrado tante piaggerie sul “libero pensiero”): è quando la sua forma è giuridica non ontologica, come scrivo da anni, la forma di un primo diritto orientato al profitto per mezzo di una partnership, o anche una forma a due posti (“pensiero di natura”, pulsione o legge di moto senza causazione).

Siamo liberi così di non riferire più a Dio soltanto né anzitutto tale parola, anzi di non occuparci affatto di Dio, e in modo tale di rispettarlo come non mai: se c’è, sarà lui a battere un colpo senza essere un fantasma ossia una risposta a un fabbisogno spirituale inesistente.

Nella mia civiltà personale gli tengo un posto indipendentemente da qualsiasi fede: in ogni caso un posto libero fa sempre comodo, diciamo una camera degli ospiti con le chiavi di casa (come si dice le chiavi della città).

Le dimostrazioni dell’esistenza di Dio, a parte il loro dubbio o nullo valore, non ne sono rispettose.

Infatti, basta vedere il senso della dimostrazione della mia o tua esistenza data anteriormente alla sua certificazione giuridica, e non solo percettiva.

Tale senso è chiaro: sono trattato come in stato di esilio, di preclusione da ogni diritto, di scomunica, e mi viene lasciata la sola possibilità di rientro forzoso a braccio armato.

Ho già scritto della perfezione del modello di Gedeone (21 settembre, “Storiella ebraica con esegesi biblica”) in cui Dio lavora in simpatetica sinergia con lui, come poi con Giobbe.

Milano, 5 dicembre 2006

 

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