LA LIQUETTE NINQUE E IL MEDIOEVO

Lacan scherzava spesso e volentieri con la pronuncia delle parole: “liquette ninque” è una pronuncia francese di “lhic et nunc”, che significa qui e adesso, reale.

Scherzava sì ma pertinentemente, non per fare lo spiritoso: infatti noi non siamo mai qui e ora, siamo sempre ana-cronistici (“ora”) e, con istantaneo neologismo, ana-topistici (“qui”).

Popolarmente si dice essere degli spostati (in tempo e spazio), ossia malati.

Mi fa ridere chi ha sempre in bocca la parola “la realtà”: volta per volta dovremmo usare il carbonio radioattivo per datare nel passato quei reperti archeologici che nella nostra mente chiamiamo “la realtà”.

“Realtà” è un giudizio: richiede facoltà, competenza.

Questo giudizio è un atto, non quello del vecchio Prof. di filosofia realista che, con una manata sulla cattedra, esclamava: “Questo è un’evidenza!”

Era un realismo debole e anche confusivo, perché avrebbe dovuto dire che l’evidenza era quella di un tavolo cioè di un prodotto del lavoro, non di un anacronistico tronco ancora aldiqua del passaggio dallo stato di natura allo stato di grazia di tavolo: questa distinzione è un atto.

(Sottilizzo circa l’antico adagio che recita “gratia non tollit sed perficit naturam”: il lavoro perficit cioè porta a meta la natura dell’albero facendone un tavolo, il che non era affatto il “destino” o istinto della natura dell’albero, con il quale si possono fare anche molte altre e varie cose. “Destino” è solo il nome di un cattivo pensiero, e di un pensiero diventato cattivo).

Reale è solo il frutto, più di tutti quello che del lavoro è non solo il prodotto ma il profitto: è questo a essere compiutamente reale, hic et nunc e non liquette ninque.

Ponendo che il primo degli atti è di lingua, c’è reale del detto quando è un profitto rispetto al tesoro precedente della mia lingua: il buongiorno (realtà) si vede dalla prima frase del mattino.

Stante ciò che siamo, solo la guarigione è reale, la salus guadagnata quotidianamente.

Gli Illuministi sono stati affrettati con la loro diagnosi retroattiva, nonché categoria storiografica, detta “Medioevo”: essa si applica a noi qui e ora, hic et nunc, alla nostra che è la Civiltà della liquette ninque, neanche conservativa ma regressiva (dovrò riparlare dell’analfabetismo di andata).

Milano, 7 dicembre 2006

 

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