IL DIVANO DELL’UMANITÀ

Prima approssimazione.

Tra “divano” e “lettino” c’è più distanza che tra un pesce e una mela (detto francese per “cavoli a merenda”): non occorrono qui lezioni né convenzioni linguistiche, idioti o mistificatori a parte.

Quando un paziente di analista dice “lettino” anziché “divano”, c’è motivo di dubitare dell’andamento della sua analisi, tenuto conto che l’analisi lavora di fino sulle parole, mentre in questo caso si tratta di grossolanità invincibile e sguaiata.

Quando poi è un analista a trattare come interscambiabili le due parole, non ho… parole!

Seconda approssimazione.

Gli psicoanalisti da decenni dubitano dell’esistenza di Freud, ancora più che i credenti dell’esistenza di Dio.

Di ciò ho già scritto (mercoledì 8 novembre) ricordando o informando che molti psicoanalisti da decenni dicono di “credere” in Freud: mentre con questo si può fare di tutto, compreso ignorarlo respingerlo o refutarlo (cosa mai fatta), ma non credere.

Ma almeno resta il divano, il colpo di “genio” di Freud, senza il quale non ci sarebbe psicoanalisi né psicoanalista: il Movimento psicoanalitico da un secolo esiste solo grazie al divano, cioè alla logica.

Non è nuova l’osservazione che, tra i posti di divano e poltrona, c’ è asimmetria, piuttosto che la simmetria supposta dell’a-tu-per-tu visivo (quello dell’innamoramento o quello del guardarsi in cagnesco: sono il medesimo, visti da destra o da sinistra).

Aggiungo a questa osservazione un’altra: tra divano e poltrona i due posti (non gli occhi) sono visivamente ciechi.

Per fortuna, altrimenti sarebbero sghembi, ossia le rette che partirebbero dagli occhi apparterrebbero a due piani distinti: e infatti gli innamorati – non gli amanti – non si vedono anche se credono di vedersi (si allucinano soltanto), e guardano altrove (infedeltà di principio anche quando non reale).

Nel primato della percezione visiva, non c’è rapporto.

Il divano invece realizza – di realtà si tratta – un solo piano ossia un rapporto, grazie al primato della relazione sensibile parlare-udire: finalmente un rapporto, quando c’è.

Voglia il cielo che tra un uomo e una donna esista anzitutto la relazione che c’è col divano: andrebbe meglio anche con l’alcova.

L’antichità greca ha messo tutto sul vedere (Platone), e siamo ancora lì a soffrirne.

Dire parlare-udire, intendere, è buttare tutto sulla logica.

L’amore è una faccenda di logica, una verità negata da secoli, e oggi più di prima: non c’è stato progresso sull’amore, né sulla logica.

Milano, 4 dicembre 2006

 

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