ALCOVA E DIVANO

Per quanto intensa possa essere la vivacità erotica degli amanti, resta che la parte maggiore del tempo d’alcova è trascorsa nel sonno – e in quella vita del pensiero che quando viene ricordata usiamo chiamare “sogno”, in cui ognuno dei partner va per suo conto -, e talvolta in conversari, magari dedicati alla narrazione, non raramente reciproca, dei sogni.

Vale dunque anche per l’alcova la questione che si è sempre posta sull’analisi con il suo divano, quella della topica della relazione (questione anche tecnica): che nel suo primo dato, quanto all’analisi, è una topica asimmetrica e non speculare, a-tu-per tu o vis-à-vis.

Quando c’è passaggio, non è dal divano all’alcova – questo lo fanno solo gli psicoanalisti cretini -, bensì dal divano, che è già rapporto, al rapporto.

L’alcova è solo una contingenza del rapporto, né dovuta né non-dovuta: la “virtù” sessuale non è l’astinenza ma la contingenza (in questo abbiamo già perso millenni di “morale sessuale”).

Non darei per scontato, come tutti fanno, che almeno nel contatto erotico dei corpi l’asimmetria sia automaticamente interrotta, né che sia desiderabile che lo sia, né che ciò sia di buon augurio.

Non è la prossimità fisica (la favoleggiata “concretezza”) a prevalere nel rapporto, nell’amore e neppure nel fare l’amore, anzi una tale idea produce solo inconvenienti.

L’amore, e contingentemente in esso “fare” l’amore, è metafisica, e migliore di quella dei metafisici di professione (notoriamente non celebri nel fare l’amore): ancora una volta, non esiste “istinto sessuale”, fanatismo dei secoli.

Non faccio l’amore con mia moglie: lo faccio con una donna, quand’anche fossi il più fedele degli sposi.

Quante volte ho dovuto correggere il sognatore che interpretava come pensiero di infedeltà coniugale il sogno in cui faceva l’amore con una donna.

Se al risveglio avesse narrato il sogno alla compagna d’alcova, questa ne sarebbe stata compiaciuta (salvo che fosse animata dal medesimo, simmetrico e patologico errore, nel quale caso non scommetto sul futuro della loro relazione).

Errore da “moglie” con quella brutta “gl” da annegato gorgo-gl-iante: meglio mujer, in cui donna e moglie non si distinguono.

L’inventore del detto “Moglie e buoi dei paesi tuoi” meriterebbe la forca (salvo che confessi il suo peccato: questo sì contro il Sesto comandamento).

Se nascerò un’altra volta, darò del Voi a tutti, amanti e figli compresi.

Milano, 21 dicembre 2006

 

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