UN SOGNO EDIPICO (ANCORA!)

Sono io stesso sorpreso dalle numerose sollecitazioni, dal divano e da altrove, a ritornare ancora sull’“Edipo”, sempre incompreso o peggio.

Il sogno più nitidamente “edipico” che conosco dopo tanti anni è quello di una figlia che ha sognato di attendere il padre giovane di ritorno dalla guerra.

Dalle storie di famiglia sapeva che il padre era andato in guerra fidanzato, per poi sposare – quando e se fosse tornato – come in effetti accadde.

Non importa l’età della figlia: avrebbe potuto avere sette anni anziché ventisette.

Nel sogno la figlia si è collocata, grazie alla retrodatazione temporale, al posto della fidanzata nubenda di allora.

La parola-chiave è “posto”, e anche l’uomo ne occupava uno distinto dall’altro (ho detto l’uomo, non il padre: il padre è solo il primo uomo della figlia, come la madre la prima donna del figlio).

“Posto” è la parola del rispetto universale dell’individuo (individuo più posto uguale “persona”, concetto giuridico).

I due posti assumono insieme la rappresentanza dell’universo (niente coppiette, che è la deplorevole idea corrente dell’amore).

Dunque il complesso edipico non è “secondo la carne e il sangue”, né secondo innamoramento: è il prototipo dell’amore.

Ho appena scritto che l’“Edipo” pone il rapporto tra il potere e l’amore: guardandoci attorno vediamo che scarseggiano ambedue.

Infatti è l’impotenza la condizione della prepotenza, che noi scambiamo per potere: è l’illusione della nostra “Civiltà”.

É il regime della non-obiezione di principio all’altro.

Le morali positive stabilizzano l’obiezione di principio fondandola sui sessi: guerra mondiale endemica, psicosi sessuale dell’umanità.

Posti i… posti, seguirà quod libet, ossia la libido freudiana che nulla ha a che vedere con l’oscurantismo naturalistico della “libidine”: cose da… selvaggi!

I sessi nell’uomo sano (nel pensiero) non seguono alcuna linea di predeterminazione: basta che non vi sia linea di esclusione, che è ciò che accade nell’omosessualità teorizzata (quella odierna come già quella platonica), e in generale nelle perversioni.

C’è sì predestinazione, ma non astrologica né divina né fisica, bensì teorica: sono delle Teorie a comandare il destino, e senza di esse non ci sarebbe neppure la figura del “destino”.

In fondo le Teorie (a parte quelle della Scienza, quando questa esiste ancora) sono solo l’idea banale di armonia prestabilita: in paragone, meglio il peccato originale, che almeno apre il mondo veritiero e non prestabilito dell’imputabilità, l’unico in cui la parola “amore” potrebbe avere cittadinanza linguistica.

La Teoria nullifica la distinzione tra posti, non solo tra uomo e donna ma anche tra uomo e uomo e donna e donna.

La distruzione del complesso edipico non è neppure l’attacco al rapporto uomo e donna, bensì al rapporto in quanto rapporto tra posti, chiunque li occupi: l’attacco è al rapporto, all’universo senza il quale non c’è rapporto.

Semplicemente, uomo e donna rappresentano bene ogni rapporto.

Milano, 30 novembre 2006

 

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