“PORCO… !”: UN ERRORE VECCHIO MILLENNI

Da bambino ho avuto occasione di assistere all’uccisione e macello di un maiale, in una corte in cui era presente metà paese (altri tempi).

Date le mie frequentazioni contadine e in genere popolari d’infanzia, ero precocemente ben informato sulle diverse e spesso fantasiose bestemmie, tra le quali la suaccennata.

Iniziai allora a farmi una prima idea personale sul fatto che tale detto era un controsenso flagrante, ossia che il bestemmiato era non Dio ma il detto stesso: infatti tra tutti gli animali il porco è quello di cui si gode tutto o quasi, è una ricchezza, una benedizione.

Bestemmiato era non solo questo detto particolare, ma il dire come tale: il male-dire pesca lontano.

La metafora “porco” – come tante altre metafore animali: “leone” per dire un coraggioso – è una benedizione, non una maledizione.

Per non dire della medesima metafora quando è riferita a una donna – perché è la medesima -, se solo si pensa all’ineccepibile, mite, infrequente, rapida copulazione naturale delle caste porcelline.

Abbiamo solo una debole attenuante verso le troiane: la nostra invidia perché porcelli e porcelline non co-itano con l’angoscia.

Allora mitizziamo la natura.

Ecco la patologia, anche nel suo correlato morale: in essa c’è, per il pensiero violentato, trasformazione del beneficio in maleficio.

É corruzione del pensiero.

La nevrosi data da molto lontano – aveva ancora ragione Freud – fino a far parte delle istituzioni della civiltà.

Siamo usciti di testa tanti millenni fa, diciamo dal peccato originale, che è peccato di testa: e non ci viene in testa di ri-pensarci (è la psicoanalisi).

Si dice correttamente che nell’innamoramento si perde la testa: ancora più precisamente, esso consiste nel perderla, anzi inizia dal perderla, poi la testa persa si fa principium amoris.

Neanche Dio è risparmiato: Dio avrebbe perso la testa per gli uomini (altro che “Porco…!”).

A proposito di alimenti, rammento il detto che è impuro non ciò che entra nella bocca di un uomo ma ciò che ne esce come maledizione.

Milano, 13 novembre 2006

 

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