PERFIDIA

Penso di avere individuato una fattispecie di reato molto generale nella lingua: la perfidia.

La perfidia è il tradimento della buona fede esibendo buona fede.

Essa è comune a molti atti linguistici descritti in diversi articoli di questo Blog:
“Povero Umberto…!” (10 novembre), “Non ho mai baciato tuo padre” (31 ottobre), “Mangia che’ ti fa bene” (20 ottobre), “Onesto lavoratore, buon padre di famiglia” (18 ottobre), “Fidanzatini” (16 ottobre), “Saltare la cavallina” (14 ottobre), “Femminile” (7 ottobre), “Santa donna” (5 ottobre), “Complesso edipico bis” (4 ottobre).

Ma chiunque – chiunque ne abbia il desiderio ossia pochi – può trovarne a piene mani: “Povero bambino!”, “Non prenderti troppo sul serio”, “Alla mamma…?!”, e così via.

Non sono banalità: sono il senso della banalizzazione.

Il senso è quello di nascondere nella banalità la propria imputabilità: conosco adulti che ancora oggi non vengono a capo di simili frasi udite da bambini.

La banalità è il veicolo preferito di Teorie di lungo periodo duramente patogene, proprio come i nomi accattivanti di certi virus elettronici.

Prima i bambini erano sani: ma i portatori dei virus non erano portatori sani, anche se col sorriso sulle labbra.

Anche “accattivante” è un aggettivo perfido: infatti significa qualcosa che imprigiona, cioè cattivo.

Proprio come le frecce di Eros o i filtri d’amore: ma frecce e filtri sono mitici, mentre questi atti linguistici sono reali.

Milano, 17 novembre 2006

 

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