PEDOFILIA: FETICISMO

Alla lettera significa: amore per i bambini.

Vediamo questo “amore” ossia che cosa è la pedo-filia.

Rinvio al mio saggio sul feticismo di cui questo articolo è uno dei possibili prolungamenti (in: AA. VV., “Figure del feticismo”, Einaudi, Torino 2001, a cura di Stefano Mistura, con il titolo: “I tre imperativi categorici e l’imperfezione perfetta”).

Arrivo senza lungaggine alla conclusione: la pedofilia è feticismo secondo il tempo anziché lo spazio.

Scrivevo in quel saggio, per il massimo di chiarezza, che il feticismo non è le mutandine, o il tanga, della ragazza, bensì le mutandine invece della ragazza (“amore cortese”, Parsifal e Biancofiore, Dante e Beatrice).

L’oggetto sostitutivo è scelto per contiguità spaziale.

Idem la pedofilia, salvo lo scambio della contiguità spaziale con la contiguità temporale.

Il bambino (bambino o bambina) è l’immediato antecedente temporale dell’adulto.

Ho più volte segnalato quell’autentica catastrofe della Civiltà moderna che è l’“adolescenza”, sia nel suo crescente prolungarsi, sia nell’essere ufficialmente disconosciuta per quello che è (ho parlato di “adol-essenzialismo”).

Se ne è fatto dolosamente una “normale” tappa della cosiddetta e maledetta “età evolutiva”, così perbene (“formazione reattiva”).

L’intero sistema scolastico mondiale è deformato da questo disconoscimento: senza il quale l’Università occuperebbe il tempo dell’attuale Liceo.

Se esistesse una normalità non umiliata dalla statistica, l’intervallo temporale della pubertà, che segna il passaggio da bambino ad adulto, avrebbe la durata di un atterraggio d’aereo.

Epoche ormai lontane, con tutte le loro pecche, avevano di buono che un quindicenne era già avanzato nell’età adulta.

Il feticista sostituisce all’adulto quantunque giovane il suo antecedente prepubere.

É una tecnica, quella della sconfessione perversa (Verleugnung, Freud), che è anzitutto discorsiva e come tale camuffata perbene: una tecnica per disfarsi della differenza dei sessi che è già dell’infanzia ma esaltata dalla pubertà.

Il feticista da Tribunale è solo uno che ha avuto uno scivolone passando dal discorso all’atto.

É un nevrotico che non ha resistito all’attacco della perversione del pensiero, che è il mandante.

C’è una domanda cui nessun Tribunale penale saprebbe rispondere, neppure nei suoi consulenti psicologici o psichiatrici: poiché non c’è delitto senza lesione (anche morale), quale è la lesione prodotta dall’atto feticista?

Univoca e unica la risposta: è la lesione prodotta da tutti gli atti perversi feticisti-pedofili, consistenti nello scambiare l’adulto con il bambino. Atti correnti e “buoni” anche nelle “migliori famiglie”.

La pedofilia è un caso non da Tribunale penale ma da Tribunale Freud.

Ora, la stragrande maggioranza di tali atti è discorsivo, è frasi, è Cultura, è pedagogia: essi corrispondono alla frase “Ti amo come quando eri piccolo, o piccola”, perché “piccolo” qui significa senza differenza sessuale rilevante.

É il più corrente “amore per i bambini”, avente come modello la relazione “amorosa” adulto-bambino.

(Per inciso, questa premessa è blasfema perché insinua che anche Dio sarebbe spiritualmente pedofilo: ma a me personalmente è toccata in sorte un’istruzione religiosa per la quale Dio ama gli adulti, purché tornati – dopo – come bambini).

Con questa chiarificazione, la pedofilia cessa di sembrare prevalentemente maschile per rivelarsi, non anche femminile, bensì “materna”, in quel significato corruttivo o patogeno che vuole “La Madre” astratta e neutra, né uomo né donna: in questa accezione la pedofilia è “materna” anche nell’uomo.

Quanta pedofilia c’è al mondo è ancora tutto da calcolare!

Per triste fortuna al Tribunale penale sono puniti solo gli atti pedofili fisici: altrimenti il mondo tenderebbe a un gulag globale, metà carcerati metà carcerieri che poi per equità si scambiano periodicamente i ruoli.

Rinvio a un’altra volta la considerazione dell’omosessualità radicale o teorica, non empirica, della generale Cultura pedofila.

Milano, 2 novembre 2006

 

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