DIO STRABICO ALLA CORTE TEOLOGICA

Dico “Dio strabico”, e non faccio lo spiritoso: lo ha fatto Dante, chissà se per umorismo involontario.

Vediamo (Par. XXXIII, 116-120):

… parvermi tre giri
di tre colori e d’una contenenza
:
e l’un da l’altro come iri da iri
parea reflesso, e ‘l terzo parea foco
che quinci e quindi ugualmente si spiri.

Sorvolo su questa ingessata Trinità geometrica, more geometrico prespinoziano.

Mi limito a esplicitare una scorrettezza geometrica che, a condizione della sua esplicitazione, è solo comica.

La teoria dell’amore in Dante è indubbiamente quella dell’innamoramento, non solo nell’uomo ma anche in Dio.

Ciò è flagrante: “iri da iri” significa le iridi degli innamorati, occhi negli occhi.

Ma ciò è semplicemente comico perché può funzionare solo in due, mentre non è possibile, in assenza di successione temporale, fissarsi negli occhi in tre (“quinci e quindi”), salvo appunto strabismo divino.

Potrebbe Dio perdonare Dante per le sue insolenze? (una volta si chiamavano eresie).

Esse sono numerose, oltre alla geometricità che finisce in paradosso logicomico.

Ne menziono solo un’altra strettamente connessa con l’insolente teoria dell’amore: l’attribuzione a Dio, come sua unica legge, dell’istinto, che nel suo caso è l’“amore” stesso come innamoramento, istintivo come ognun sa, benché infinito anziché finito come in noi povere creature.

Risulta così esplicitabile un’altra insolenza ancora: Dio risulta, l’istinto essendo animale, uno scimmione superiore, capobranco assoluto (una volta c’era il vitello d’oro: si vede che l’evoluzione teologica è più rapida di quella biologica).

Riprendo la domanda: Dio potrebbe perdonare Dante?, lo potrei io?

Penso che lo potrebbe: ma alla condizione logica di santificarlo come il Buffone della Corte teologica.

Intendo proprio la stimabile figura del Buffone d’altri tempi (il Matto di Re Lear, certe tirate di Amleto “pazzo” sulla scorta dell’arguzia di Yorick): uno che trae logicamente le conseguenze di premesse poste da altri (ex falso sequitur quod libet)

Vuol dire che solo Dio sa leggere Dante: ma se lui sì, perché non io?, dopotutto mi ha fatto una… Rivelazione.

Congetturo infine che Dante era troppo bravo per non sapere almeno abbastanza che cosa stava facendo.

Milano, 23 novembre 2006

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.