BAMBINO INTELLETTUALE

Il bambino è intellettuale, e al primo posto.

Devo a J. Lacan l’osservazione che un intellettuale adulto al meglio del suo successo non raggiunge il livello del bambino.

Qualcuno aveva dunque ragione a dire che per il progresso bisogna tornare come bambini.

Questo “tornare” non è regresso né regressione: la regressione non è al bambino ma al bambino già ammalato.

Non si tratta solo dell’osservazione della curiosità intellettuale del bambino (che è illimitata), della sagacia della sua intraprendenza anche diplomaticamente avveduta, delle soluzioni che sa escogitare a problemi e difficoltà, e secondo fini: non c’è nulla di più complesso, razionale nonché civile del principio di piacere nel bambino.

Sa perfino congegnare – non da solo – e amministrare quella rampa di lancio amorosa che chiamiamo “complesso edipico”.

Che poi  è distrutto dal perdere la testa, o l’intelletto, nell’innamoramento.

Ho già avuto modo di fare notare che negli stessi anni precoci della formazione musicale di Mozart, ogni bambino è intellettualmente superiore a Mozart, e senza bisogno di classificarlo come “genio”.

Si tratta del suo apprendimento (che parola emaciata!) del linguaggio in tutta la sua ricchezza e complessità, in  cui è prevalentemente autodidatta e fino al virtuosismo di invenzioni personali.

Di più: Mozart lo strumento se lo trovava già fatto, invece il bambino se lo fabbrica da sé nel suo stesso corpo, letteralmente concertando al fine i più diversi organi e apparati.

Tutto ciò autonomamente rispetto a ogni piano di sviluppo preformato.

Ma poi arriva un giorno…: quello in cui apre le porte al cavallo di Troia dell’inganno, che è la Teoria patogena.

Il  suo pensiero così ben fatto sarà disfatto: di solito si riprende un po’, ma tutt’al più diventerà un intellettuale come tutti gli altri (citazione dall’epilogo della “Signorina Fifì” di Maupassant).

Ciò è reso possibile dalla sua unica pecca, l’ingenuità, sulla quale pure viene ingannato: gli viene fatto credere che è una virtù connaturata all’infanzia.

La chiamo il segno nel bambino del peccato originale, in cui non c’è innocenza.

Lo stesso Qualcuno di cui sopra ha sentenziato che piuttosto che scandalizzare un bambino sarebbe meglio suicidarsi.

Milano, 4 novembre 2006

 

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