VENDETTA (TEORIA, PASSIONE, PENSIERO)

La vendetta non è una passione, una spinta ineluttabile ad agire, e per questo legittima anche se produce ulteriore iniquità, ossia non finisce mai.

É la sua differenza dal diritto: questo ha un “punto finale” (H. Kelsen). La patologia non ha punto finale, non guarisce mai in saecula saeculorum (come si verifica sempre).

É la patologia ad avere un programma lungo, non la psicoanalisi: questa si trova a confrontarsi con il programma lungo, anzi infinito, di quella (dunque prudenza a esaltare l’ “infinito”!)

La vendetta è una Teoria in forma tipica di predizione scientifica: il saldo del debito mi soddisferà. Può anche assumere la forma di norma morale (certo non giuridica). Come tutte le Teorie presupposte è un imperativo puro, ossia cieco, arbitrario.

Noi non siamo schiavi delle nostre passioni: siamo schiavi delle nostre Teorie presupposte. Che non sappiamo essere nostre: ecco il significato di “inconscio” come aggettivo, cioè ignoranza e crassa. Non c’è nulla di più comico di un preteso “sapiente” che non sa questo: e infatti i “sapienti” odiano la psicoanalisi.

(So che mi sto “vendicando” di anni passati a occuparmi di “Teoria delle passioni”, tutti quanti).

Le Teorie occupano illegittimamente, come un esercito occupante, il nostro pensiero che è il pacifico potere legittimo.

Peccato che Marx non sia entrato in questo merito (come invece Freud), accontentandosi del debole concetto di “ideologia” (di cui peraltro il nostro mondo è pieno: chi ha detto che le ideologie sono morte?)

Soffriamo e facciamo soffrire Teorie: solo per queste uccidiamo e ci facciamo uccidere, non per passione.

Il perdono non è un pensiero idiota di bontà “gratuita”, che peraltro non funziona mai: non ho mai visto qualcuno perdonare qualcuno. Semmai ritardare un po’ o anche molto (il “piatto freddo”), ossia perdere e far perdere tempo.

Delinquente e vendicatore sono un’associazione per delinquere, un partito trasversale tra opposte trincee. Ma quasi nessuno è curioso di conoscere l’accordo tra le opposte trincee. Che è un’ovvietà.

Se ci fosse perdono, questo consisterebbe non nel togliere il giudizio, ma nell’assorbire la sanzione sul giudizio: che, per esserlo, deve essere pubblico, cioè e solo per questo efficace.

Avete mai visto una passione?, che non si riduca al ridicolo “Mi tira!”, che non designa affatto un desiderio ma l’obbedienza cieca a una Teoria sessuale (deve “tirare”). Quanto siamo obbedienti!

Fatta la distinzione Teoria / passione, vorrei passioni cioè desideri cioè pensiero.

9 ottobre 2006