PRENDERSI PER DIO, OVVERO LA MODESTIA DELLO PSICOANALISTA

Domenica 15 ottobre 2006
in anno 150 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud, Le resistenze alla psicoanalisi, OSF 10

Poiché opero come psicoanalista da decenni, posso essere preso come un testimone del fatto che tali resistenze – resistenze alla soluzione – sono andate accrescendosi nel tempo, forse esponenzialmente. Lo annotava già J. Lacan (“Quando la psicoanalisi avrà reso le armi…”).

Segnalo due frasi del testo freudiano proposto che possono mettere sulla strada di afferrare il senso della psicoanalisi:

1° la situazione in cui si trova lo psicoanalista è quella di “avere per paziente l’intero genere umano”;

2° “Forse non è stato un fatto puramente casuale che il primo esponente della psicoanalisi fosse un ebreo. Per aderire alla teoria psicoanalitica bisognava avere una notevole disponibilità ad accettare un destino al quale nessun altro è avvezzo come l’ebreo: è il destino di chi sta all’opposizione da solo”. In altro luogo Freud precisava che l’opposizione è nei riguardi della “maggioranza compatta” (kompakte Maiorität).

Ebbene, solo “Dio” può reggere le due posizioni: esse lo definiscono, non gli “attributi”, vergogna logica dei secoli.

Osservo che la parola “Dio” ci può ancora servire, dunque me ne servo: lontanissimo dai Greci, che queste due frasi non avrebbero neppure potuto… pensarle.

La due frasi non serviranno a nulla a chi crederà:
I che Freud si delirava Dio,
II che Freud non si pensava Dio.

Pensiero non è delirio: questo mortifica quello. La psicosi, Narciso, né pensa né lavora.

Vero è che Freud partiva favorito: per un Ebreo è più facile che per altri pensarsi Dio senza delirare.

Il delirante non si prende affatto per Dio: quello di Narciso che si prende per Dio è solo un errore stupido (“demente”: Kraepelin), e anche doloso, presente anche in persone che non delirano.

Se non si è vittime, o colpevoli, della  stupida idea che Dio sia un supercomputer, che nella sua “mente” onnisciente ha già previsto tutti i problemi e tutte le soluzioni, atemporalmente anche nel tempo, insomma un perfetto idiota e un idiota perfetto,
e poiché fuori da tale blasfema idea da intelligenza artificiale, Dio sarebbe qualcuno che lavora cioè pensa – ci vuole tempo -, con infinita pazienza e caso per caso, alla questione della soluzione,
allora prendersi per Dio è la via maestra per la modestia. La modestia è pensiero-lavoro (non Teoria). Virtù divina.

La pazienza è per la soluzione, non è sopportazione.

La resistenza lo è alla soluzione, al pensiero pensante come io la soluzione.

Tra paziente e analista il vero paziente senza patologia è l’analista.

Dio ama l’analista come Giobbe, non patologico, e impaziente con i suoi patologici “amici”.

15 ottobre 2006

 

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