PARRICIDIO: “ONESTO LAVORATORE, BUON PADRE DI FAMIGLIA”

Non dico che il padre lo voglio farabutto e affamatore di bambini: bensì che questa (dis)onesta frase e definizione appartiene alla vasta zizzania della lingua.

Ci vuol tempo per scoprire il prefisso “dis”.

Su tale zizzania ho già scritto qui diversi articoli: proseguendo così e poi raccogliendoli arriverò a un flaubertiano Dictionnaire des Théories réçues.

In questa frase per nulla ben-pensante il parricidio quotidiano è consumato senza spargimento di sangue, almeno nell’immediato.

Vi sono letteralmente censurate:

1° la proprietà “padre” come di chi è fonte di bene prodotto, bene-ficio, o eredità ma progressiva, aldilà del proletariato cioè della soddisfazione di bisogni. Figlio significa erede, non rampollo di un Babbone buono magari eterno, già abbastanza schernito dalla Modernità come Babbo Natale (fa male al cuore sentire che dal pulpito si predica Babbo Natale).
É una proprietà che, se presente, è condivisa tra l’uomo e la donna compagna e, se del caso e contingentemente, madre. “Padre” riguarda uomo e donna alla pari (quando va bene: di solito va male).
Se è fonte, ciò significa che bada anzitutto a se stesso con sano amor sui, non si pensa sacrificalmente per i figli: ciò rende l’eredità di valore maggiore che non se il genitore si muove solo in funzione del bisogno proletario. Il sacrificio, salvo la stretta necessità, non produce cioè non ama: la pianta di fico ama perché fa fichi;

2° la proprietà “padre” come di chi è l’uomo di una donna in ordine di precedenza logica e cronologica alla fecondazione e alla nascita, cui seguiranno “papà” e “mamma”.
Che saranno tanto migliori quanto più lo saranno con “la mano sinistra”: invece ne abbiamo fatto un’ontologia venefica (la “patern-ità” e la “matern-ità”, in cui metafisica e psicologia si confondono tradizionalmente).
Estrema è la difficoltà di quasi tutti i figli a pensare o concepire il co-ìre di quell’uomo e donna nel loro concepimento sessuale: tutti si limitano a soltanto credere che è andata così, anche i ginecologi.
E’ un fenomeno interessante, quello del fideismo nel sapere.

All’inizio della mia carriera di analista non prevedevo l’alto numero di casi di vera e propria negazione (ai figli) da parte della madre del fatto che è andata proprio così.
Il sapere sul proprio concepimento deriva dal dire vero dei genitori, non dal vedere pornoscopico, né dal dire pornolalico, né dalla stupidaggine dell’educazione sessuale: basta un dire senza negazione ossia senza odio per il partner.

Un padre degno di questo nome non confonde l’eredità con il dono, né mistifica l’eredità al punto di classificarla come sottospecie del dono.

L’eredità genera un socio – sia pure anticipatoriamente -, ossia uno che si ha interesse ad avere con sé.

Un padre è figlio di un tale pensiero: la correlazione tra padre e pensiero è stretta.

Il parricidio è uccisione del pensiero: neppure l’Olocausto era arrivato a tanto su scala di massa.

18 ottobre 2006

 

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