NUTRIRE / ESPRIMERE

Una mia fortuna in epoca liceale è stata di incontrare ben presentata la coppia nutrire/esprimere.

In essa si decide la vita personale di ognuno.

All’epoca della televisione in bianco e nero, un ottimo sceneggiato televisivo (ricordo il bravo Giancarlo Sbragia come Fouché) narrava di un Napoleone ormai padrone d’Europa dopo Austerlitz.

In questo fulgido acme della sua ascesa, Napoleone decide che è ora di completare il potere militare e politico con quello culturale.

Non sentendosi forte su questo terreno, si rivolge per consiglio al colto nonché potente Ministro di polizia Joseph Fouché (uno dei grandi bastardi della storia francese), con la domanda se conoscesse artisti di vaglio all’altezza del compito.

Fouché gli fa  il nome del pittore Jacques-Louis David.

Domanda di Napoleone:
– Ma questo David saprebbe davvero nutrire nella sua opera gli ideali napoleonici?

Beffarda la risposta di Fouché:
Nutrire non saprei, ma esprimere senz’altro!

La battuta del film lì per lì non intendeva andare oltre la corrente ipocrisia, un peccato sempre considerato veniale e comunque necessario nelle dure occorrenze della vita.

Ma la distinzione in sé designa ben altro, ancora più che un salto di galassia.

Da allora è diventata mia: nel suo prolungamento più avanzato ha afferito all’elaborare, posso dire al nutrire, il Pensiero di natura.

Questo mio breve articolo dovrebbe estendersi ben oltre, anche come saggio storico. Per ora mi accontento di appunti.

Espressionismo e Impressionismo non sono solo denominazioni di movimenti artistici: parlano di ognuno di noi.

La mia critica dell’espressione non mi fa buttare dal lato dell’impressione: tertium datur.

Il tertium è il pensiero – di ognuno – quando è sano, che chiamo Pensiero di natura.

Questo non si esprime, e non vive di sole impressioni.

Il pensiero corrisponde al detto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

Solo un po’ perfezionato: osservo con chi vai (e se vai con qualcuno)-come vai-dove vai, e conoscerò il tuo pensiero.

E forse mi piacerà.

Ciò è diagnostica (cioè giudizio), tanto psicopatologica quanto amorosa: in essa osservo se mi piace il tuo chi-come-dove.

Un tale pensiero non si esprime affatto: nutre. Si coltiva e coltiva, è colto. Non è un oscuro precedente “interiore”: di precedente c’è solo un tempo di premeditazione, criminale o virtuosa.

Di solito siamo gli anoressici del pensiero che si nutre e nutre.

Il Pensiero di natura non si esprime affatto: esso dà la forma legale di un movimento, è forma d’atto. É conoscibile per osservazione, basta “chiamare le cose con il loro nome” (ho imparato a valorizzare questa espressione da J. Lacan).

“Esprimere” dall’occulto mi rammenta il modello della fissione nucleare. L’espressione non ama, e peggio.

Occultismo e panteismo: l’uovo divino si esprime nella gallina naturale. Chi l’avrebbe detto che il celebre detto di uovo e gallina è teo-filosofico?

Nel nutrire c’ è finalmente amicizia di pensiero e parola: la loro inimicizia è nel non-rapporto espressivo, e ha per nome patologia e delitto.

Un tocco finale, che forse è imprudente:
la “formazione reattiva” – la millantata bontà “esprime” all’opposto il sadismo – è un perfetto esempio di espressione. A buon intenditore…

19 ottobre 2006

 

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