NON HO MAI BACIATO TUO PADRE

Sono ormai numerose le frasi che ho qui portato in Tribunale, il Tribunale Freud: ognuno ne può raccogliere dalla propria esperienza come da quella altrui.

Lo psicoanalista non è tanto uno che ha occasione di raccoglierne di più, ma che per esse ha o dovrebbe avere, letteralmente, l’orecchio: e non è questione di educazione, linguistica piuttosto che musicale.

Negli anni mi sono imbattuto in quella frase in tali precisi termini solo due volte, ma ho imparato a riconoscerla nelle forme più diverse e traverse.

In linea logica l’ammissione del bacio o la sua negazione precede l’ammissione dell’atto sessuale o la sua negazione.

E la prima è preceduta dall’ammissione o negazione di quello che ho chiamato “il primo bacio” (in: Bed & Board, 2° dicembre 2004, www.studiumcartello.it), quello della parola anzi frase che va da bocca a orecchio su cui si fonda ciò che chiamo il regime dell’appuntamento.

I tre momenti sono altrettanti punti di applicazione del bombardamento verbale, magari con toni soavi oppure sacrificali, affinché nel bambino sia distrutto il pensiero del rapporto, o dell’appuntamento.

La leva è l’angoscia come minaccia di perdere il mentito amore, l’amore che non esiste.

Compaiono davanti a questo Tribunale non solo madri ma anche padri con frasi corrispondenti: infatti i due si possono corrispondere nel non-rapporto in una serie di duetti 1-1’, 2-2’, 3-3’, …, come in “dialoghi” senza fine che altro non sono che quel permanente litigio inapparente che non abbiamo il coraggio morale di chiamare dis-amore.

In generale, quale che sia la furia materna propendo a pensare che una tale frase Eva l’abbia detta ai suoi figli per vendicarsi di Adamo.

Seguono poi le più diverse Teorie per giustificare l’atto sessuale innegabile: concupiscenza, istinto, sacra prostituzione, debito alla natura, debito all’amore, conformità al contratto matrimoniale, obbedienza a Dio.

Ma se si potesse si negherebbe anche questo.

Questo breve articolo può venire largamente arricchito dal lettore (ma in fondo ogni altro).

Milano, 31 ottobre 2006

 

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