MEDIOEVO E PSICOANALISI

Il progresso continua incessantemente a tardare, ho appena scritto.

C’era una volta il Medioevo, evo-di-mezzo: vecchia e brutta storia, senza neanche la dignità del “C’era una volta” delle favole, dignitosissime (anzitutto quelle  dei Grimm, la mia seconda Bibbia dall’infanzia).

Il Medioevo – non quello del passato ideologico, che ho sempre contestato come categoria storiografica – è il nostro evo, attualissimo nel suo anacronismo, odierno: se mai è esistito un medio-evo oscuro nella sua warholiana banalità, è il nostro.

É per questa rettifica storiografica che sono uno psicoanalista.

Lacan lo diceva nel suo Seminario intitolato “Ancora”, e prima di lui Freud con il suo concetto di “automatismo di ripetizione” (Wiederholungszwang): ancora e ancora.

O anche l’espressione corrente: “Siamo sempre lì!”, e ancora e ancora, con i soliti pensieri pensieracci pensierini come i pasoliniani uccelli uccellacci uccellini, che costellano com’esuli pensieri la Storia della Filosofia.

Faccio tesoro a modo mio del mio analista e maestro J. Lacan nella sua trascrizione delle quattro Modalità o categorie modali, il pensiero delle quali occupa filosofi e logici da due millenni e mezzo:
possibile: cessa di non essere causato,
impossibile: non cessa di non essere causato,
necessario: non cessa di essere causato,
contingente: cessa di essere causato.

Questa è farina del mio sacco, e non pretendo di essere capito, cosa però facile: il Pensiero di natura è a meta, non da causa.

Si tratta di lavorare per una modernità – in latino “modo” significa adesso, come nel romanesco “e mo’!” – che continua a non porsi, o autorizzarsi a permettersi: è la contingenza ossia senza causa. O libertà (non esistenzialista).

Non ne posso più di “manfrine” laico/religiose.

In questo senso il primo moderno della… modernità è stato Freud: poi, come osservava J. Lacan, siamo ri-tornati indietro, cioè non per la prima volta.

Il “laico” è ancora solo un pallido dogma della modernità, che crede di averlo inventato solo per differenza dalla religione, poi dal fondamentalismo religioso.

Il laico non esiste per differenza: se esiste è per non specularità. Non ha immagine speculare. Non si innamora.

É simile al Vampiro di Bram Stoker, di cui parlerò (ricordate “Per favore non mordermi sul collo”?)

Come non rivalutarlo? Come non ricordare che ai bambini noi compresi piace essere baciati sul collo?

“La Psicologia” è solo il clericalismo novecentesco, per credenti e miscredenti, teisti e atei.

Rispetto al vomitevole religiosismo odierno, preferisco l’ateismo mangiabambini dei bolscevichi trinariciuti (ma non si tratta di scegliere).

23 ottobre 2006

 

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