JOHN DOE: IL PRIMO COMICS TEOLOGICO

Notevole comics italiano da qualche anno, di Bartoli e Recchioni.

In esso l’ordine del mondo come equilibrio (economia classica, Walras) è assicurato da una multinazionale di origine celeste, la Trapassati Inc., che si occupa di regolare il traffico vivi / morti cioè appunto un bilancio equilibrato dell’umanità.

Lo staff dirigente è composto dai quattro cavalieri dell’Apocalisse, Morte, Guerra, Fame, Pestilenza, con la presidenza di Morte, una bellissima donna. John Doe (Signor Nessuno) ne è un alto dirigente, che poi scalzerà Morte prendendone il posto.

Nel cast figura anche un Dio (il “Capo”) come anziano pensionato – eccellente ironia sul Dio iconografico come vecchione -, apparentemente in disarmo però sornione: si direbbe in cerca di soluzioni, anche se lascia che lì per lì le cose vadano come vanno con la direzione causale o imperativa di morte, o quella casuale di Fato.

Trovo indovinata la Teologia di Bartoli e Recchioni, in cui Dio è connesso all’idea di soluzione anziché a quella di volontà assoluta previa e onnipotente, non meno tale se casuale. Uno con cui non si può discorrere (come invece Giobbe).

In una delle sue puntate avanzate, due Divinità femminili tra le tante progettano di congiurare contro Morte nel suo essere funzione di conservazione o di equilibrio. Trovano che la morte è tradizionalismo e conservatorismo. Vogliono fare la rivoluzione. Vediamo, dicono, che cosa sarebbe un mondo senza la morte.

Eccoci al punto: alla sola idea ci prende l’angoscia. La morte resta per noi il sedativo universale, che andiamo a cercarci con tutti i mezzi leciti e illeciti fingendo di non volerla. Ma almeno la morte sembra soluzione, punto finale (già nei Grimm, Dio, la morte, il diavolo). Non lo è: la patologia si trasmette attraverso le generazioni e i cimiteri, e non ha alcuna tendenza spontanea a esaurirsi nei secoli.

L’idea di “eternità” come istante senza tempo – che chiamo l’eternità dell’orologio rotto – non ha nulla di “misterioso” (se “mistero” ha significato, significa non causato né casuato): è solo l’idea di un’angoscia congelata, sedata per abolizione del tempo.

10 ottobre 2006

 

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