FIGLI-FRUTTI

Sembra tanto graziosa e benigna l’idea che i figli siano dei frutti (passi il “fructus ventris” della preghiera, solo con le attenuanti generiche).

Non lo è, anche se lo pensano tutti: E’ solo uno dei tanti casi, o fattispecie, di Teorie dannose, e in particolare patogene, che parassitano il linguaggio (il linguaggio va preso a livello della frase). Qualcuno le ha chiamate “zizzania”.

Non lo è, ma la si prende come verità incriticabile o truismo (da true che significa vero). Di conseguenza si tratta il figlio come frutto e allora, se non gli si aprono vie alternative di scampo, finisce male in pensiero e corpo.

Infatti se un figlio è un frutto, allora gli restano solo i due destini dei frutti: 1. quello della merce ossia di essere venduto sul mercato, o 2. quello di essere mangiato come bene di consumo, magari lentamente vita natural durante (destino frequente).

“Desiderio di un figlio?” Un’altra zizzania, associata a quella.

É desiderio di un mezzo della vendetta. Un caso particolare di questo è il desiderio del figlio come risarcimento di una mancanza (femminile, ma anche i maschi hanno questa fantasia, per esempio nelle adozioni gay).

Tra le tante atrocità della patogenesi c’è quella di voler avere un figlio malato, possibilmente autistico, per dare un contenuto al pensiero melanconico come odio universale.

Conosco poche idee peggiori di quella del figlio come performance femminile in lizza con la “potenza” maschile. E anche ridicole.

Quentin Tarantino ha ragione: il “desiderio di un figlio” è la volontà di morte del padre.

É flagrantemente falsa la frase “Ti ho dato la vita”, dato che non c’era alcun Tu cui darla.

É mio figlio, se anche l’avessi raccattato per strada, solo se è mio erede, cioè non frutto ma socio (Father & Son anche in caso di madre), con potere giuridico uguale al mio benché al futuro anteriore. Tutti i figli anche carnali sono adottivi. Solo l’erede non è venduto né mangiato da un “amore” divorante.

Persino alla Madonna è stato attribuito il desiderio di un figlio, anziché l’entusiasmo (“Magnificat”) per una sovranità che, essa sì, ammette ogni let it be, figlio compreso. Solo “Let it be” non fa obiezione alla fecondazione biologica. Questa è anzitutto metafora della fecondazione intellettuale in ambedue i sessi. Ma continua un Mondo in cui nessuno ascolta nessuno.

Tra i desideri di un figlio c’è che la mamma non faccia “la mamma”. Un figlio non detesta nulla più della mamma sacrificale, anche se poi si piega fino a farsene il capro espiatorio.

É meglio che il Padre resti quello che “sta nei cieli” come principio di eredità della terra. Almeno al Padre eterno non è stato attribuito un tale “desiderio”: non per assenza di desiderio, ma perché il suo desiderio è quello di avere un socio d’affari, associato al governo del “Regno”.

Padri e madri farebbero bene a pensarsi figli, non padri e madri psicologici cioè predicati contundenti. Si osserva che questa psicologia patologica di “padre” e “madre” è diventata ontologia.

13 ottobre 2006

 

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