“FEMMINILE”

L’ho appena scritto (venerdì 6 ottobre), lo dico e scrivo da anni, e continuerò a farlo, ma senza alcuna speranza di persuadere qualcuno, neppure chi si dicesse “d’accordo” con me (pessimo accordo). Per essere in accordo con  me bisogna avere già realizzato ciò che dico, apprezzare in proprio e in comune nella agorà del pensiero.

“Femminile” designa la virtù propria del vir quando trasforma – trans-forma – il recipere fisico derivante della costituzione fisica femminile, nella moralità del modus recipientis: operare per profitto condiviso.

Si sa che non distinguo moralità e pensiero – di natura – o primo diritto. Immorale è l’attentato al pensiero, il primo stupro (“trauma” in Freud). Se ciò è vero, allora tutte le mappe morali vanno riscritte.

Questa è la prima asimmetria, senza ineguaglianza, tra uomo e donna.

Alla quale – se va bene ossia molto raramente – può seguire quella reciproca asimmetria anch’essa senza ineguaglianza: che l’uomo restituisca alla donna questa sua virtù formale.

Ecco la condizione perché anche una donna sia femminile. E senza la ridicolaggine della clericale plurimillenaria femminil-“ità”: pornografia spirituale, documentatissima nella storia dell’arte “sacra”, nell’educazione morale eccetera.

É a questo anzitutto che servono gli uomini, in opposizione al servire perverso del cavalier servente nell’amore cortese.

La donna mancata in mancanza di questa reciprocazione – l’unica reciprocità che non sia il solito ping-pong a-tu-per-tu che finisce a pugni -, eccola la donna “fallica”, per lo più mannara e mammara se mentita come “santa donna” (noi cristiani meriteremmo le pene dell’inferno). Vae filiis.

Eva si vendica del tradimento di Adamo.

Anche l’uomo mancato nella virtù femminile è fallico, né più né meno che la donna: poi cercano l’eguaglianza in questo, ed è finita.

Lo dice bene il genio della lingua italiana nel dirty talking, quando lo chiama correttamente “testa di …”.

Il sesso della donna mancata sarà logicamente per l’uomo la testa di Medusa di Freud, o il puzzo della “femina balba” di Dante. Equivalente alla donna “ispiratrice”, o “Musa”. E’ Beatrice, che ho già definito mater et magistrina, mentre Dante la pensava in alternativa: invece Beatrice non è profumi ma deodoranti.

Lo psicoanalista, uomo o donna, se è tale è sempre femminile. Ne sono un’allusione deformata i sogni in cui l’analista compare come prostituta.

É quando sono ambedue femminili che uomo e donna, occasionalmente e contingentemente, possono fare l’amore. “Possono” non solo nella ridicolmente detta “potenza” sessuale, ma anche nel senso di non dis-prezzare ciò che hanno fatto: è il prezzo come pregio, non come prostituzione, a venire meno.

Se femminili in questo senso, allora non omosessuali, maschili o femminili.

Il femminile di cui parlo era già di Cristo (ci verrò prossimamente). Ne ha scritto anche un Freud a lungo inedito.

7 ottobre 2006

 

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