EGUALITARISMO E PRIVILEGIO

Dalla Rivoluzione francese a oggi la storia dell’uguaglianza non è andata molto bene: ma possiamo pure provarci ancora, come Woody Allen in “Provaci ancora Sam”.

Il discorso dell’uguaglianza è moderno: ma ha mantenuto quell’oscurantismo che assicurava di avere superato.

Ha conservato l’oscuro equivoco tra abolizione della disuguaglianza e abolizione del privilegio.

Naturalmente trovava un buon pretesto nel fatto che era privilegio di classe, soprattutto quella aristocratica che proprio sulla disuguaglianza di classe fondava il privilegio.

Ma allorché si tratta di desiderio, che ha sede nell’individuo anche quando è condiviso da molti, l’ideale di abolizione del privilegio è nemico del fatto che il privilegio è l’essenza stessa del desiderio.

Anzi, avere un desiderio è già un privilegio: esso è una forza motrice, potere senza prepotenza né impotenza.

Non condivido tanti oscuri balletti novecenteschi sulla parola “desiderio”: significa avere voglia, forza di movimento, che assimilo a un capitale, e di un capitale si ha cura, lo si coltiva.

Un desiderio è indistruttibile, ma tutto è fatto per distruggerlo.

Maltrattato si camuffa, si fa strada per vie traverse, con la violenza, per esempio col vandalismo (di quest’ultimo è stracolmo il mondo, e vistosamente anche se nessuno vede più niente).

Insomma non tutti i desideri sono di buona famiglia.

Se mi piacessero le frasi storiche, qui dovrei dire che il desiderio è la forza trainante della storia: salvo il fatto che, forse prevalentemente, è il desiderio malandato a trainare.

Il Capitalismo è stato un desiderio: così sfato l’idea che “desiderio” significhi faccende intime, magari spirituali, e che poi vengono gli affari.

Si tratta sempre di desiderio, dal lunedì alla domenica inclusa.

Non sto contraddicendo Marx: desiderio e modo di produzione sono inseparabili.

Penso che un economista di oggi potrebbe correlare desiderio e economia, depressione del desiderio e depressione economica, salute del desiderio e ricchezza.

Ma il buco tra impotenza e prepotenza resta non colmato, a scapito del potere stesso, che scarseggia.

Il nemico è sempre l’invidia, intollerante di ogni privilegio compreso il proprio.

In combutta con la superbia (si chiama anche “narcisismo”).

Solo i poveri sono uguali senza privilegi.

C’è stato Uno non egualitario: contemplava il privilegio individuale e non di pochi o di classe.

Per quanto oscura ed equivoca resti la parola “amore”, essa designa una relazione privilegiata.

Notabene: senza per questo togliere qualcosa a qualcuno – anzi -, ossia senza invidia e superbia.

Freud vedeva nascere dal parricidio l’egualitarismo versus privilegio.

Ma il padre del parricidio (“Totem e tabù”) era un padre già nella crisi, egualitario verso i figli privandoli tutti in modo uguale: peccato comune.

“Totem e tabù” è solo la parabola di ciò che succede nelle migliori famiglie, con padre più sciocco che violento.

Non è il caso del complesso edipico, in cui si tratta di privilegio, che la patologia abolisce.

La psicoanalisi è indubbiamente un privilegio, non di classe.

26 ottobre 2006

 

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