CHE FARSENE? (DI UNA DONNA)

Questione inquietante. Ma perché non quietante?, o meglio risolutiva. In ogni caso tutto al mondo è andato storto a partire da qui.

Certo, c’è anche la questione del che farsene di un uomo da parte di una donna. M partiamo dalla prima, e primaria secondo me. Costatiamo che gli uomini sono ossessionati dalla domanda: “Che cosa vuole una donna?”, Was will ein Weib? ” (Freud).

Karl Valentin di Monaco di Baviera (1882-1948, epoca freudiana) – clown, cabarettista, scrittore, attore – in un suo numero raccontò una storiella:

“Un mio amico è venuto a cercarmi pazzo di rabbia, raccontandomi la sua recente storia finita malisimo con una donna. Non solo, ma si è messo a tirare conclusioni cosmiche sulle donne, che non se ne può più, e  che per suo conto lui aveva chiuso con le medesime.

Io l’ho ascoltato nella sua incontenibile ossessiva arringa ma poi, approfittando di una breve pausa del respiro in tanta concitazione, gli ho detto:

‘Caro amico, io ti capisco, ma bisogna tenere conto che in questo genere di cose non abbiamo mai trovato niente di meglio’ ”.

Questa frase che ho messo in corsivo, “questo genere di cose”, è un capolavoro. Nessuno saprebbe dire con certezza quale è il “genere di cose” – e nessuno si illude che sia quel celebre tic-tac chiamato “rapporto sessuale” -, ma resta l’enigmatico “genere di cose” (che la cultura gay ritiene di avere liquidato).

Per colmare la misura, noto che è la questione cui è sospeso il destino stesso del Dio biblico: il suo fallimento quanto alla donna-compagna trasformerebbe il suo Regno nel regno dell’invidia, fallimento appunto. Il fallimento di uomo-e-donna è fallimento di Dio.

É l’unica vera questione teologale che esista: la morale sessuale non c’entra, è solo un mendicare scuse. Anzi, tutte le morali sessuali sono un errore, perché la moralità (non aggiungo affatto “sessuale”) si condensa per intero nel precedente detto “compagna”. Lo dico al femminile, cioè con una asimmetria che non è disuguaglianza.

Ripeto la mia risposta già data in Il pensiero di natura. La donna rappresenta nel proprio corpo, semplicemente per la differenza sessuale naturale, il modus recipientis valido anche per l’uomo, senza differenza: ecco il “genere di cose”.

Ma l’uomo non dà retta, e allora comincia la mascherata plurimillenaria uomo-donna che fa la guerra.

Il più antico dei casi noti è quello di Elena e Paride, che cominciano facendo l’amore e finiscono per fare la guerra. L’“eterno femminino”, “La Donna”, sono principio di ostilità. Un uomo  dovrebbe non tentare una donna a entrarci, e favorirla a uscirne.

Nel modus repientis, o talento negativo – non da contenitore ma da soggetto – non c’è “né uomo né donna”: è solo allora che ci sono uomini e donne.

6 ottobre 2006

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.