STORIELLA EBRAICA CON ESEGESI BIBLICA

Tre rappresentanti della favoleggiata terna di religioni monoteistiche sono lì a fare dialogo ecumenico. A turno fanno apologia delle rispettive versioni di Dio, facendo tutti ricorso all’argomento del miracolo.

L’apologo del Cristiano parte da una tempesta in mare, terribile. Il capitano nella disperazione prega Dio (pardon: la sua versione del medesimo), miracolo sequitur.

L’apologo del Musulmano ne è una semplice variante: lo habitat è il deserto con relativa tempesta di sabbia.

L’Ebreo cambia pianeta, da quello fisico a quello logico. Un sabato di ritorno dalla Sinagoga scorge ai suoi piedi un portafogli gonfio di denaro. Starebbe per raccoglierlo, però questo sarebbe lavoro in contrasto col precetto sabbatico. Disperato, prega e… miracolo!: intorno a lui è giovedì.

Qui l’Ebreo si è defilato dalla terna monoteistica omologando tra loro le altre due religioni (“altre”?: forse ci sono Ebrei religiosi, e comunque con una “religione” tutta loro, ma l’Ebraismo è negazione dell’univocità di “religione”, siamo solo noi cristiani a illuderci ancora).

Ho appena scritto in Papa-Islam su queste pagine che tale omologia Cristianesimo-Islam non esiste.

Esegesi. Ne ho scritto in Mosè, Gesù, Freud, www.studiumcartello.it, 3 aprile 2006.

L’apologo ebraico della storiella trova il suo precedente nel Libro dei Giudici (6-8). Riproduco il passo per intero.

“Prima dei miei dieci anni di età il personaggio biblico da me preferito era Gedeone (Giudici, 6-8). Gedeone è uno che sa il fatto suo nel volere un Dio che sa il fatto suo, all’altezza del suo desiderio di vittoria non meno propria che del suo popolo. In ciò Gedeone non ha religione, non rinuncia all’esercizio di un sapere sul sapere di Dio, non direbbe “Lo sa Lui” (il bene, la salute, perfino il modus operandi). Insomma pensa, e a “Dio” (chiamiamolo così) con-viene il suo pensare.

Gedeone lo sottopone a un test, il che ne fa l’inventore mitico dei test, introducendone uno ben più onesto di quelli novecenteschi perché degno di Dio. Più avanti Dio seguirà l’esempio di Gedeone, infatti sarà lui a inventare a sua volta un test per la selezione dei combattenti validi in vista dell’imminente battaglia (non è perché il “braccio” di Dio è forte che egli ammette guerrieri incompetenti). Ecco un esempio di uomo “a immagine e somiglianza”.

Il test di Gedeone va aldilà della solita richiesta del miracolo come manipolazione eccezionale della natura da parte dell’“Onnipotente”, implicante il solo spazio fisico: gli chiede una performance mirabile sì, ma in quanto implica simultaneamente spazio e tempo, insomma un paradosso temporale. Gedeone ha stima di Dio, e gli  domanda secondo una forma di intelligenza di cui Dio si compiace.

In breve: poggia sul suolo un piccolo ammasso di lana di pecora, con la richiesta che l’indomani la lana sia inzuppata di rugiada mentre il suolo no; poi fa il bis con la medesima richiesta a rovescio. Mi ricorda una ben nota storiella ebraica, al cui epilogo tutt’intorno alla borsa gonfia di denaro è sabato, mentre nel sito della borsa è giovedì. Insomma, il tema della superiorità intellettuale (“spirituale”) ebraica pesca lontano.

Basta la diagnosi differenziale tra la cultura di Gedeone e la religione, per cogliere la religione come forma culturale regressiva dell’infantilismo (non l’unica).

Alla sinergia Gedeone-Dio possiamo applicare l’espressione corrente “come un sol uomo” come si dice “della stessa pasta”. Neppure Dio parla “da Dio” cioè secondo predicati teologici. Siamo nel pensiero, indiviso tra alto e basso come indivisa tra alto e basso è la salus, se è (pensabile)”.

Neppure noi freudiani, o psicoanalisti, lavoriamo con la relazione causa-effetto. E neanche Dio, salvo “così”, con la mano sinistra.

21 settembre 2006

 

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