RIPRENDIAMOCI MARX (inizio)

Solo gli ignoranti, ossia quasi tutti, ignorano che Marx era spiritoso. Eccone un pezzo di bravura, che riassumo in una condensazione a senso senza rileggere i testi (ricordo: Il Capitale, libro 1, cap. 8, n. 3).

Il Capitalista, dice Marx, investe ventisette e riporta a casa trenta: è il plusvalore estorto al lavoro.

Non potrebbe fare diversamente, altrimenti si ritirerebbe dagli affari.

Il che non gli impedisce di sentirsi, ipocritamente, un po’ in colpa per quel tre in più (attenzione però al pianto dei ricchi: è sadico). Ma si giustifica rispondendo che in fondo il più è solo tre, piccola cosa.

Ciò mi ricorda, continua Marx, quella storia del mio paese: una giovane donna non sposata era rimasta incinta e si era tenuta il bambino, nascondendolo bene. Però, si sa, la verità trionfa sempre e il fattaccio era diventato di pubblico dominio. Messa alle strette confessò:
– Sì è vero, ho fatto un bambino: ma piccolo!

Ciò che non piaceva a Marx, ancora prima della divisione di classe sociale, è la divisione di classe intellettuale: tra coloro che “se ne intendono” e coloro che, a pancia piena o vuota, non se ne intendono affatto, cioè non hanno facoltà di orientamento ossia pensiero.

Ecco l’importanza del fattore economico: intendersene, orientarsi sul profitto come sulla stella polare, è già profitto, e mezzo di produzione, e secondo me anche modo di produzione.

Quando il giudizio verte sul fattore economico, tutti hanno facoltà di giudizio, nessuno è incompetente. Va aggiunto che per il giudizio individuale il fattore economico non è soltanto, benché anche, la busta-paga.

Il comunismo non ha saputo fare sua la stella polare.

Marx voleva abolire la distinzione tra la pratica e la grammatica.

Un giorno vorrei raccontare come è andata che, trentacinque anni fa, sono diventato freudiano anziché marxista: certo non per avversione.

29 settembre 2006

 

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