PAPA-ISLAM

É grossa!

Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

Infatti, malgrado la durezza della polemica l’Islam offre oggi al Cristianesimo l’occasione di uscire da un suo bimillenario equivoco: l’equivoco religioso. Con il suo intervento in Germania il Papa l’ha sollecitata (l’occasione, non la polemica).

Già una volta aveva provocato urbe e orbe, cioè si era esposto, senza però che qualcuno si accorgesse dell’enormità: dedicando la sua prima enciclica all’amore. Così facendo faceva molto di più che cercare di spostare le montagne: infatti tutto il mondo non solo ha sempre dubitato della possibilità dell’amore (già Omero e i Tragici), ma anche che questa parola possa avere un significato aldilà del vaudeville (salvo la perversione dell’amore cortese).

Su tale significato e possibilità Gesù aveva speso tutte le sue carte, cioè si era esposto estremamente. Lo stesso Islam se ne è tenuto prudentemente lontano, senza esporsi, ripiegando sulla misericordia (misericordia e amore non sono affatto la stessa cosa).

Nella stessa casa cristiana alberga da sempre un equivoco amoroso – l’amore come innamoramento, sia pure distinto in finito e infinito, umano e divino -, che appaio a quello religioso.

Questo durissimo scontro è una novità rispetto ai vecchi collaudati sanguinari scontri Islam-Cristianesimo. E’ uno scontro nella Storia avanzata, sulla quale Hegel si illudeva che sapesse risolvere i suoi nodi venuti al pettine. Si dice “nella” Storia: brutto contenitore, come “nel” tempo, dopo di che si delira un’astratta Eternità.

Poniamo attenzione all’espressione “rotta di collisione”: per collidere bisogna tenere la stessa rotta, magari con l’illusione che sia “dialogo”, amoroso o interreligioso, che mai è esistito se non nella futilità, o appunto nella collisione.

É una tipica alternativa umana soprattutto moderna: o futilità o guerra. In fin dei conti (Dostoevskij) preferiamo la guerra (“Perché la guerra?”, Einstein e Freud).

Sedici secoli fa un eminentissimo cristiano, Agostino, aveva la debolezza di fare la concessione compromissoria di decretare che il Cristianesimo era sì religione ma vera, vera religio.

Due secoli dopo il Profeta dell’Islam Mohammed decretava, benché ancora con moderazione, che la vera religio era l’Islam. Anzi, religio e basta, e proprio e solo per questo quella vera. Ma sono due diverse accezioni di verità: come tra “uomo verace” e “vero uomo”).

Oggi questa moderazione è scomparsa, per progresso logico non per violenza: la vera religio è l’Islam (come in “vero uomo”, o religione compiuta), mentre il cristianesimo è sì verace ma è falso che sia religione.

Questa distinzione è progresso. Ossia novità come progresso nella Storia: l’Islam è stato, come già il Profeta, logico, anche per bocca del Presidente Ahmadinejad: “L’Islam è la religione più bella, la migliore dell’umanità”.

Ciò non lede né attacca il Cristianesimo, semplicemente perché non è una religione.

Non che questo induca l’Islam a simpatizzare per il Cristianesimo (ma quanti hanno simpatizzato per il Cristianesimo come il pensiero di Cristo?): anzi l’Islam, come tanto Cristianesimo, non concepisce questa distinzione, che è quella tra religione e pensiero.

É venuto al pettine il nodo del presupposto più che millenario, la favola delle religioni al plurale, della pluralità delle religioni monoteistiche, del “dialogo” interreligioso, l’orrida millenaria “favola dei tre anelli” con il suo peccato di relativismo religioso: per cui ogni religione è relativa alle altre. Non esiste la trinità delle religioni (c’è una sagace barzelletta ebraica al riguardo, che omologa Cristianesimo e Islam).

Gli Islamici potrebbero essere sorpresi di essere stati proprio loro a spezzare la brutta illusione.

Ebbene, siamo logici:
1° il Cristianesimo non è religione, anche se da venti secoli facciamo di tutto per vestirne l’abito. Per questo aveva ragione Nietzsche col dire che l’ultimo cristiano è morto in croce. Se non è religione, allora non è in rotta di collisione (né di fantasioso “dialogo”) con le religioni né tantomeno con La Religione;
2° l’Islam è lui la vera, autentica, perfetta, assoluta religione.
L’uno e l’altro non hanno nulla da dirsi, nel meglio o nel peggio, in quanto religioni. La religione è una monoposto. É fuori dalla religione che ci sono più posti, ossia non c’è guerra di religione.
Ci si potrà incontrare sul piacere e sulla moralità del vino, non sulla religione. É il vino il terreno dell’ecumenismo ossia dell’abitare umano, non La religione che è soltanto rotta di collisione o guerra di religione.

1° Finora nessuno ha mai scritto un libro sul perché noi cristiani abbiamo avuto la coazione bimillenaria a presentarci come religione (come pure a credere che l’innamoramento sia amore).
Resta che non è così: Gesù ha tolto la religione sostituendola con il pensiero, così come ha parlato solo di “Padre” facendo cadere in desuetudine la tradizionale parola “Dio” abolendo la “doppietta” grecizzante Dio(-ragione)/Padre(-fede). La questione è se “Padre” ha o non ha significato. Così come non ha concesso nulla all’equivoco innamoramento/amore.
Cristo ha lasciato la religione a chi volesse tenersela, o prendersela. Il Profeta Mohammed è chi l’ha fatto alla perfezione. Continuo a dichiararlo il massimo se non unico genio religioso dell’umanità.
Il Profeta Mohammed oltre che genio religioso è stato buon logico: “La Religione”, la Forma-di-religione, può solo finire in Islam. Miglior logico dei logici occidentali. Inutile insegnare l’Occidente e Aristotele ai Musulmani. Tuttavia, se l’Islam è logico non per questo la logica è islamica. Inoltre la logica ha molti padroni.
Ciò che dico è perfino un’ovvietà, basta prendere carta e matita e raccogliere una dozzina di proposizioni dotate di senso di Gesù per trovare pensiero non religione:
l’albero si giudica dai frutti; l’amore come la partnership della parabola dei talenti; la legge è per l’uomo non l’uomo per la legge; Padre, senza sdoppiamento Dio/Padre, significa eredità e lavoro, non imperativo; non vale dire “Signore Signore” ma lavorare così come “Padre” significa lavoro; il “prossimo” non è l’assistito ma l’assistente; chi non è contro di noi è con noi… Sono articoli di una Costituzione.
É un pensiero perfetto come ragione.

Nella relazione domanda-offerta, l’offerta di Cristo non è di religione bensì di pensiero. La ragione di pensiero non è ragione di religione.
Io cristiano non sono religioso. Non per questo litigo con tanti miei confratelli che restano religiosi benché non musulmani: questione di tolleranza.
In ultima analisi, ho una sola obiezione all’Islam: quando classifica Gesù come un Profeta. Non è un Profeta: è un pensatore, tanto che si può anche dargli torto. Un libero pensatore in senso moderno. La Modernità ha avuto il solo torto di aggiungere quel “libero” senza accorgersi che è un pleonasmo: uno è libero perché pensatore cioè pensante senza limiti.
Che c’è di meglio che dare ragione a qualcuno cui si potrebbe anche dare torto? Non c’è bisogno di drammatizzare la “via di Damasco”: significa l’alternativa praticabile tra dare ragione o dare torto, quand’anche la praticabilità dell’alternativa dipendesse dalla graziosità divina.

2° Veniamo alla ragione dell’Islam.
L’Islam ha ragione. Ma bisogna rispondere alla domanda: quale? É ancora quella della relazione domanda-offerta: esso offre religione, e pura o almeno la più pura che esista.
Potrebbe perfino arruolare Dante nei suoi ranghi con il detto: “State contente umane genti al quia”, quia religio, forma pura di religione.
Esso ha la razionalità del costrutto “religione”, ha la religione come ragione, senza bisogno di altre ragioni. In paragone, il Cristianesimo può solo presentarsi come religione di seconda classe.
L’unica obiezione razionale che teoricamente si potrebbe rivolgergli (ma non è la mia) è di non essere riuscito nel costrutto. A questo si potrebbe dedicare un saggio di sapore kantiano: “La religione nei limiti – ecco la ragione – della pura religione”, e in effetti l’Islam ha qualcosa di kantiano. Se il costrutto è riuscito, allora vera religio: vera nel senso medioevale di adaequatio intellectus ad rem, dove la res è il modello astratto detto “religione” come l’oggetto dell’adaequatio.
La Religione è una ragione in sé – che non sente il bisogno di darsi ulteriori ragioni -, dunque il Profeta Mohammed aveva ragione.
Il pensiero greco non ha facoltà di capire questa ragione, e d’altronde non ha facoltà di capire la propria. In fondo Platone, ma anche Aristotele, potrebbero farsi Musulmani. E così molti di noi cristiani, come già si vede: fin da Anselmo d’Aosta, il cui Prologo “Allah è grande” (Proslogion) è il nostro Islam interiore.
Si costata, specialmente da alcuni decenni in cui numerosi islamici studiano in occidente, che la ragione occidentale, scientifica o teologica, non scalfisce in nulla la loro singolare “fede” (è impossibile ecumenizzare questa parola), cioè la domanda di quell’offerta. Vero che l’Islam punisce severamente l’apostasia: ma per il Musulmano, salvo rari casi, non è una tentazione. E convertirsi all’Islam è psicologicamente facile.

Si costata ancora che il Musulmano è soddisfatto dalla sua e vera religione. L’Islam  è dunque soddisfacente. L’unica questione razionale che resta inevasa è: non tanto perché il Musulmano è tale, ma in che cosa è soddisfatto (la medesima questione vale per i cristiani quanto al cristianesimo). Che cosa l’Islam soddisfa?

É la questione che fa lo psicoanalista (penso che non avrò risposta), perché “religione” è una diagnosi: che non è un’accusa, né un’obiezione, bensì una scoperta cioè un sapere. É la diagnosi di una soluzione distinta da altre (non religiose). La scienza, aldilà della fisica e della biologia, è scienza di soluzioni, o ragioni (tra queste c’è la ragione greca).
“Dio” comunque inteso o non-inteso non fa eccezione alla regola che non ci sono che soluzioni. Anche affidarsi ciecamente alla religione è una soluzione con la sua ragione.
Violenza a parte, oggi l’Islam con la sua reazione ha interpretato il Cristianesimo nella sua pecca, la pecca logica di teorizzarsi come religione. L’interpretazione ha prodotto sorpresa e imbarazzo.
Ma potrebbe prodursi imbarazzo anche per l’Islam stesso: davvero – e me lo chiedo davvero – potrebbe vivere se fosse unanimemente riconosciuto come L’Unica Religione? Mi faccio l’idea che l’ecumenismo religioso – purché resti vuoto o fatuo – gli sia indispensabile.

Chissà – chi sa? – se il cristianesimo saprà passare da religione a pensiero? Come pure, se saprà raccogliere la questione dell’amore – che è forma-di-pensiero distinta dalla forma-di-religione – che è l’unica questione dell’umanità. Non c’è errore, anche filosofico, che come errore sull’amore.

É concepibile un’altra Civiltà. Anche a partire dall’Islam come corretto ergo logico avente come premessa la malandata Civiltà religioso-amorosa.

18 settembre 2006

 

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