A Carlo Doveri

Carlo Doveri

Carlo Doveri ha riconosciuto immediatamente l’idea di un legame sociale costituito per la forza del pensiero retto, non per dedizione a una causa, affinità antiche o appartenenza a un gruppo: non gli serviva mediazione perché l’idea aveva già fatto strada nel suo pensiero.

Non a caso i primi passi di questo Statuto hanno avuto inizio da conversazioni discrete con lui nel suo ultimo e sempre attivo anno di vita.

Ecco perché questa Società gli è dedicata come Amico del pensiero.

Lo ricordiamo con affetto, anche in quello del lutto del seppellirlo dopo due giorni nella terra del 23 gennaio, ma non nell’emozione, funebre o melanconica come tale.

Seguono tre articoli dedicatigli in Think!, a parte le parole pronunciate da Giacomo B. Contri alle sue esequie nella Cattedrale di Lugano quel 23 gennaio.

lunedì 7 settembre 2009

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SABATO-DOMENICA
17-18 gennaio 2009 in anno 152 post Freud natum
 a Carlo Doveri

 

Collega dell’ultima ora.

Meritorio come quello della prima.

Ultima anche per me, che fondo solo ora questo nuovo inizio …

Milano, 17-18 gennaio 2009

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LUTTO SENZA CONSOLAZIONE

 

Ieri nella serata Carlo Doveri, ricoverato all’Ospedale italiano di Lugano, informato della mia dedica a lui di sabato-domenica, ha maneggiato, da esperto quale è, il suo sofisticato Apple per leggerla via Internet.

Comunque sia andata, l’operazione non gli è riuscita, e la cosa non gli è piaciuta.

Il mio comune senso del pudore mi impedisce di riferire le sue conseguenti espressioni linguisticamente impudiche, diciamo da uomo puntuto quale è.

E lo dico io che biasimo l’umanità per il basso livello della sua impudicizia, comune a orsolinismo e libertinismo (quello di ultima generazione per intenderci).

Pensando a Carlo Doveri, il mio pensiero si è elevato a “Dio”, con l’auspicio che difenda i suoi nemici
– come agire con i nemici? -,
nel caso che resti con noi, nel suo giudicare soddisfatto.

Uno giusto vive da vivo:
non getta sulle spalle di nessuno l’Idea della propria morte (o “croce”).

Questo è pensiero di imputabilità, e di eredità “a babbo vivo”.

Non amo il lutto, ma non voglio consolazione, filosofica o religiosa (Boezio):
pensiero condiviso con Carlo Doveri.

Milano, 19 gennaio 2009

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CARLO DOVERI É MORTO

 

[Poscritto ore dopo: il decesso è stato alle 9.40]

Non è un’apparenza che sia morto, come non era un’apparenza che fosse vivo.

Iniziava a operare come psicoanalista ed era arrabbiato, come lui sapeva esserlo, per questa fregatura (parola sua).

Ciò lo faceva più importante di Obama (vedi ieri), di cui non sappiamo ancora se sarà stato solo un’apparenza.

“Dio” se esiste non ama le porcherie e le malattie, né le apparenze, e Giobbe la pensava allo stesso modo.

Gli ripugnava, come a me, il vedere la volontà di “Dio” quando va male, insomma non era un visionario bestemmiatore malgrado la sua indiscussa versatilità nel turpiloquio.

Ambedue iscritti alla Società detta “Cristianesimo”, ne  detestavamo l’esponenziale progresso verso il docetismo, in cui tutto è apparenza, sembianza, in cui “non è vero niente”:
ho già esplicitato che questo è lo slogan immanente al Barocco, formulato come tale da Calderòn (“La vita è sogno”, non quello freudiano).

Ho appena scritto che non amo il lutto ma non voglio consolazione, in cui non è vero niente.

É vero che non posso fare a lui ciò che è stato fatto a Lazzaro:
anche quell’agente del fatto non amava il lutto e non voleva consolazione.

 

Le esequie

Cattedrale di Lugano
venerdì 23 gennaio alle ore 14.30

 

Milano, 21 gennaio 2009

 


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