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Bisognerebbe finirla di far partire la scienza da Pitagora e
Euclide, mentre bisognerebbe finalmente farla partire dalla
rivoluzione copernicana, per poi procedere anche
retroattivamente nel darne la costruzione.
E’
decisivo cioè decidente che la scienza sia presentata come
rottura non offensiva
rispetto a abitudini di pensiero millenarie, non come
conoscenza rispetto all’ignoranza.
“Copernicano” non significa tanto elio- invece di
geo-centrismo, quanto anzitutto che non c’è centro:
insomma, nessuno soffia sul collo a nessuno, ni dieu,
ni César, ni tribun, né la madre, né l’in-amorata.
Le
abitudini di pensiero sono dette da Freud “illusioni”, cioè
fatti di Cultura ribattezzati da me come Teorie del’uomo
vecchio:
con e
oltre Copernico, Freud ha promosso (io ho coltivato questa
promozione anche quando inapparente) quattro rivoluzioni
scientifiche rispetto alle Teorie dell’uomo vecchio.
Infatti la sola rivoluzione copernicana ci lascia ragazzini,
puerili, senza le rivoluzioni in amore, istinto, religione,
ontologia, cioè senza rivoluzione quanto all’uomo vecchio.
Enfin:
è
falsa la Teoria dell’innamoramento come amore;
è
falsa la Teoria dell’istinto come motore del corpo (o
dell’uomo-animale);
è
falsa la Teoria della religione come credibile (anche gli
atei lo pensano);
è
falsa la Teoria che c’è essere nell’ente, perché l’ente è
solo l’ante(-fatto) che poi nel frutto accade (non:
diviene) come fatto cioè essere:
essere
e soddisfazione convertuntur, impensabile per i
Greci.
Volendo perdere ancora tempo col creazionismo, la creazione
è stata solo l’antefatto per potere poi passare alla materia
prima (non l’acino ma il pensiero della commestibilità
dell’acino) come profeta del fatto.
Senza
queste quattro rivoluzioni del pensiero non c’è ancora
pensiero scientifico.
E’
piacevole la rivoluzione del pensiero.
La quarta nota sulla scienza - scienza economica -,
lunedì 6 febbraio.
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