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Leggo
su una Rivista il titolo:
“La
verità del dolore che cancella censure e bugie”.
A
questa frase riconosco il merito di avere dato forma di
proposizione chiara e distinta alla menzogna più grave che
io conosca, e che posso riassumere nella facile proposizione
latina, di forma platonico-kierkegaardiana, “In dolore
veritas”.
Questa
che è la più falsa delle proposizioni che io conosca, è
anche fonte di ogni censura e bugia, non lontana da “doleo
ergo sum”:
tutt’altro dal cartesiano “cogito ergo sum”, che non
ha mai ricevuto davvero grande importanza, perché il
pensiero è a tal punto il bersaglio del nemico universale
che nessun filosofo teme veramente che qualcuno fondi
l’essere sul pensiero.
In
tutti i campi dell’esperienza si è sempre fatto leva sul
dolore per far credere a chiunque qualsiasi cosa, per
sollecitarne amore, comprensione, compassione, attenzione,
pietà, e in generale lo si propone come test di realtà.
In
dolore veritas può ispirare un giornalismo, una
letteratura, una politica, un sindacalismo, oltre che
un’intera vita individuale:
c’è una politica che non è altro che il discorso della
penuria, pacem in terris perché poena in terris.
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