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Questo
sarà il mio consueto intervento finale nel Corso del sabato
mattina,
che ho pregato Raffaella Colombo di leggere in mia assenza.
Lo
intitolo “Miracolo”, sapendomi al di sopra di ogni sospetto
di miracolismo, potrebbero infatti darmi il Nobel per la
miscredenza.
“Miracolo” significa semplicemente che la natura è
supplementata da qualcosa che assolutamente non è natura e
non ne è prodotto.
Prima
che da Freud, parto dal miracolo individuato da Kelsen:
che
distingue, nella realtà umana, una causalità giuridica, non
naturale, dalla causalità naturale, che è natura:
nel
mondo della natura si è introdotta l’imputabilità e la sua
legge-legame sociale, che lo unifica
in modo diverso dalla causalità naturale, pur rispettandola
pienamente.
Mi
riconosco il merito di avere collegato (anni ’70) il
miracolo kelseniano con il miracolo freudiano.
Il
miracolo freudiano è designato dalla parola “pulsione”:
il
corpo umano (naturale) è privo di leggi di moto naturali,
che nel lessico tradizionale sono dette “istinti”:
la
legge di moto dei corpi umani, quella stessa che li rende
umani, non ha fonte nella natura, e come tale è un miracolo,
e la sua esistenza concettuale ha iniziato a sgrezzarsi con
la parola freudiana “pulsione”.
Di
essa ho poi riconosciuto A. il formalismo (il non essere
definita da alcun contenuto), e B. la positività ossia
l’essere posta (atto) dagli uomini:
giustizia è fatta, in unione con Kelsen, del
giusnaturalismo, secondo una unione norma-pulsione inattesa
da Kelsen.
Il
miracolo nella, non dalla, natura non finisce qui:
c’è
anche quello penoso e inquinante che inizia con la patologia
della nevrosi, e prosegue con la perversione, che è quella
contraffazione non della natura bensì del miracolo nella
natura che esita nella menzogna sull’esistenza della nevrosi
(e specialmente nella negazione dell’angoscia come
radicalmente distinta dalla paura).
Le
specie della perversione si prestano a classificazioni
diverse, qui mi accontento di enumerare 1. sadismo e
formazione reattiva, 2. masochismo, 3. feticismo
specificatosi sociologicamente in tempi recenti come
pedofilia.
In
generale anzi in generalissimo:
il
miracolo è il pensiero.
Termino da dove vorrei ricominciare.
Negli
ultimi tempi assistiamo a una nuova stagione della
divulgazione scientifica:
alludo
ai libretti distribuiti con la grande stampa quotidiana,
come sempre a partire dai Greci (Pitagora, Euclide …):
io
dico che c’è sapere, scienza, non nozionismo ingenuo con i
calzoni corti, quando il sapere riguarda in partenza il
miracolo di cui ho parlato:
e
senza boyscoutismo religioso in nessuno dei due versanti di
una diatriba sul creazionismo, che è sempre servita soltanto
a giustificare i propri paludamenti con le relative
prebende.
Chi
non sa della perversione non sa nulla.
Freud, con Kelsen, ha dato alla scienza il sussidio
necessario a che questa non si dissolvesse nella
letteratura, e quest’ultima in un chiacchiericcio psico(pato)logico
che è solo la versione escatologica se non scatologica della
notte nera hegeliana.
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