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[Termino oggi la sequenza con questo titolo di
lunedì-martedì-giovedì.]
b. Metafisica
Io ho individuato il
Gesù-pensiero, a lungo negato:
non è stato difficile bensì
difficilissimo, come tutto ciò che è facile perché a portata
di mano, ma l’angoscia (rimozione) impedisce di allungarla:
è bastato stilare una lista di
proposizioni, o frasi, dotate di significato raccolte da
quei famosi quattro Libretti, per cogliere un pensiero
propriamente metafisico.
In capo alla lista ne ho posto
due:
1. una antiontologica, che
asserisce che l’albero, l’ente parmenideo poi moderno, si
giudica dal suo frutto, non dall’albero o ente, il che fa di
Gesù il capofila di un nuovo pensiero rispetto ai Greci;
2. una fondatrice di una nuova
morale, che asserisce che puro o impuro non è ciò che entra
nel corpo di un uomo ma ciò che ne esce, ossia il discorso.
Ne risulta, nel Gesù-pensiero, il
disegno di un uomo nuovo rispetto all’uomo vecchio,
quest’ultimo viziato da quattro Teorie che ho individuato
grazie a Freud (riassumo il più volte detto), e di cui il
Gesù-pensiero è esente:
1° la Teoria dell’istinto in
particolare sessuale (o dell’uomo come animale, “razionale”,
“politico”, “grazioso e benigno”), 2° la Teoria dell’amore
come innamoramento, 3° la Teoria ontologica, 4° la Teoria
religiosa.
In seguito al Gesù-pensiero noi
cristiani abbiamo subito un effetto da eccesso di uomo nuovo
ossia di guarigione, quell’effetto che in psicoanalisi
chiamiamo “reazione terapeutica negativa”:
ci siamo allora affrettati a
convertirci fin da subito a Platone e alla “Scuola di
Atene”, più tardi a Kant e a Kierkegaard,
infine alla Psicologia novecentesca che ha nella banalità la
sua forza.
A un tale pensiero va il mio
ossequio razionale, trovandolo consistente e innocente.
2°
Un Ordinamento e il suo carrozzone
Distinguo I. l’Ordinamento dal suo II. carrozzone, quello
risultante dalla reazione terapeutica negativa.
I. il
primo, di cui ho già scritto, è l’Ordinamento giuridico
detto “Chiesa” composto di quattro capitoli:
1° il
Gesù-pensiero, 2° il papa, 3° la messa, 4° i dogmi:
non lo
ho rinnegato, al contrario rimango Socio di diritto della
Società che ne è costituita.
II. la
parola “carrozzone” non è ingiuriosa né blasfema, bensì
descrive il continuo compromesso instabile (e talora comico,
a volte crudele) della storia di tale Società, continuo
nello spostare sempre in avanti le sue contraddizioni (la
rimozione del pensiero):
roba da
Guinness dei primati nell’errore:
lo
accetto senza “sbattezzarmi” perché pur sempre fa il suo
mestiere di carrozzone ossia scarrozza, scarrozza nella
rimozione quel Gesù-pensiero che altrimenti nessuno
scarrozzerebbe (ho già fatto osservare che la rimozione è
come un freezer).
Un
carrozzone non si riforma, lo si lascia incedere nella sua
andatura da ubriaco, e in ciò sono contrario a Lutero con la
sua ecclesia semper reformanda, in cui si mettono
delle toppe peggiori del buco (la ri-forma è un re-make
peggiorativo):
un
esempio ridicolo è stato la ri-forma della vecchia “talare”
del prete sostituita con il clergyman, con il che si dava
fissazione aggravata del clericalismo, versione militare
della suddetta Società (Ordine non è milizia, sia pure
ridotta a distintivo).
Alfa e
omega
Avere
sotto mano il pensiero il Cristo - dico bene “sotto mano”
come manuale, enchiridion -, offre il destro di venire a
capo della più smargiassa delle parole della storia
linguistica, “Dio”:
Gesù,
di essere Dio se ne infischiava (osservazione già di San
Paolo), e allo stesso tempo nella sua virtuosa arroganza a
muso duro si comportava veramente … da Dio, e in questo
momento possiamo comprendere, indipendentemente da ogni
dubbia “fede”, quella vecchia storia che è detta
“incarnazione”.
Ripartiamo, come nel Prologo di Giovanni, da “In principio
era il pensiero” et coetera:
ma il
pensiero come tale non conosce soddisfazione, perché questa
significa portare a buon termine, passaggio attivo a una
meta, per-ficere, gut-machen, perfezione
come conclusione logica e pratica
di un moto:
senza
moto il pensiero resta tecnicamente nella condizione
catatonica:
al
pensiero non resta che pensare, salvo annullarsi, la
condizione della soddisfazione, che è un moto:
questa
condizione è il corpo definito come mezzo e articolazione
del moto (materia di motricità e sensibilità del pensiero)
per la soddisfazione-conclusione come opera del pensiero
come legislatore del moto:
l’incarnazione (continuo a parlarne come di un pensiero di
successo) non poteva che incontrare lo sfavore di Platone,
che non poteva ammettere che la perfezione ha il corpo come
condizione.
Fin che
il pensiero è in pace, ossia non è negato, la parola “Dio”
ha un significato, ossia può ricorrere fungibilmente come un
nome del pensiero, con la sua modesta onnipotenza e
infinitezza:
e anche
la parola “ateismo” ha un significato, quello di ostilità
al pensiero come negazione di esso (che in Freud si chiama
anche “parricidio”):
invece
in quella particolare negazione del pensiero che è la
rimozione, il rimosso (il pensiero) ritorna come nevrosi e
religione, in cui “Dio” rimane come “significante” alla
lacaniana ossia senza significato o concetto, tale che se
acquisisse un significato sarebbe quello stesso di ateismo:
di cui
la religione è l’assicurazione gratuita di massa, ateismo
senza pensiero dell’ateismo (bravo!, davvero ben pensato!)
Il modo ordinario di negazione
del pensiero è molto pratico, si tratta di umiliazione del
pensiero:
la sua umiliazione principale è
principiale, essa consiste nella sua divisione in
psiche/spirito, basso/alto, istinto/ragione,
animale/razionale, animale/politico, animal/grazioso e
benigno, che oltre che patologica è schiavistica (divide
et impera):
la stessa divisione di classe è
impensabile senza questa divisione, indipendentemente dal
caso che le classi “alte” siano di una volgarità da
vomitare.
Ometto, perché bisogna finire, altri pensieri e alcune
correzioni.
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