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giovedì 12 gennaio 2012


“DIO” E’ INSODDISFATTO (IMPERFETTO) (3)
 

     [Seguito di lunedì e martedì.]

 

Convengo

 

     Ne convengo secondo i due momenti del rilievo stesso[1], a. e b.

 

     1° il Gesù-pensiero

 

     Premetto che non mi occupo preliminarmente della storicità individuale del personaggio, bensì del fatto che entro pochi decenni del primo secolo dell’era detta appunto cristiana - inutile tirare sul prezzo quanto al tempo - si è costituito un pensiero riferito a questo nome, che posso anche chiamare il Gesù-pensiero o pensiero-di-Cristo, pensiero di pensatore a pieno titolo, metafisico.

 

     I due momenti a.e b.:

 

     a. Scoop

 

     Prendo dapprima la via più breve, annotando che in tale (Gesù)-pensiero trova posto nientemeno che il desiderio-pensiero che la vita-moto del corpo riprenda incessantemente dopo la morte come incidente effettivo ma effimero:

     non mi risulta che qualcuno abbia osservato (allora sto facendo uno scoop) che la cosiddetta “ascensione” denota un desiderio[2], ben altro della sublime banalità del miracolo della resurrezione che getta fumo negli occhi:

     un miracolo peraltro pericolosissimo, se mancasse il sapere certo che non ricomincerà tutto daccapo (“peccato originale”):

     una persona di buon senso non potrebbe desiderare con certezza di fare un altro giro di quella che in ogni caso non è stata una bella danza, malgrado tante cose interessanti quando va bene.

 

     Un simile pensiero-desiderio contrasta tutto il pensiero antico, greco anzitutto, non meno che tutto il pensiero corrente:

     siamo melanconici, in psicologia il principio di piacere non è vincente:

     ma almeno è chiaro, contrariamente a un secolo di Psicologia, che ogni psicologia è filosofia, e che la psicologia nel bene o nel male è metafisica, o meta-psicologia come la chiamava Freud:

     quella del Gesù-pensiero è una meta-psicologia, come lo è quella di Freud in contrario ad altre:

     osservo da anni che è come metafisico che Freud è stato slealmente combattuto.

 

     (segue)

 


 

[1] Prendo nota che in esso si osserva un mio “interesse” per il cristianesimo:

   ora, questa parola informa che ambedue siamo stati dei giovanissimi - diciamo fine ’50 inizio ‘60 -, e che all’epoca il cristianesimo suscitava ancora interesse, sia pure per opposte ragioni:

     oggi direi che non ne suscita nessuno, eccetto che in quei musulmani fanatici che trovano i cristiani ancora abbastanza interessanti da massacrarli.

[2] L’ascensione dovrebbe essere la prima festività del cristianesino, designando non il solito stupefacente miracolo bensì un successo del pensiero.