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[Seguito di lunedì e martedì.]
Convengo
Ne convengo secondo i due momenti del rilievo stesso,
a. e b.
1°
il Gesù-pensiero
Premetto che non mi occupo
preliminarmente della storicità individuale del personaggio,
bensì del fatto che entro pochi decenni del primo secolo
dell’era detta appunto cristiana - inutile tirare sul prezzo
quanto al tempo - si è costituito un pensiero riferito a
questo nome, che posso anche chiamare il Gesù-pensiero o
pensiero-di-Cristo, pensiero di pensatore a pieno titolo,
metafisico.
I due momenti a.e b.:
a. Scoop
Prendo dapprima la via più breve,
annotando che in tale (Gesù)-pensiero trova posto nientemeno
che il desiderio-pensiero che la vita-moto del corpo
riprenda incessantemente dopo la morte come incidente
effettivo ma effimero:
non mi risulta che qualcuno abbia
osservato (allora sto facendo uno scoop) che la cosiddetta
“ascensione” denota un desiderio,
ben altro della sublime banalità del miracolo della
resurrezione che getta fumo negli occhi:
un miracolo peraltro
pericolosissimo, se mancasse il sapere certo che non
ricomincerà tutto daccapo (“peccato originale”):
una persona di buon senso non
potrebbe desiderare con certezza di fare un altro giro di
quella che in ogni caso non è stata una bella danza,
malgrado tante cose interessanti quando va bene.
Un simile pensiero-desiderio
contrasta tutto il pensiero antico, greco anzitutto, non
meno che tutto il pensiero corrente:
siamo melanconici, in psicologia
il principio di piacere non è vincente:
ma almeno è chiaro,
contrariamente a un secolo di Psicologia, che ogni
psicologia è filosofia, e che la psicologia nel bene o nel
male è metafisica, o meta-psicologia come la chiamava Freud:
quella del Gesù-pensiero è una
meta-psicologia, come lo è quella di Freud in contrario ad
altre:
osservo da anni che è come
metafisico che Freud è stato slealmente combattuto.
(segue)
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