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mercoledì 11 gennaio 2012


“PENSÁCOLA”
 

     [Interrompo per un giorno la serie di puntate iniziate lunedì, riprenderò domani.]

 

     Nel sonno dell’ultima notte ho pensato

     - antiquatamente “sognato”, infatti dopo Freud quando usiamo ancora questo verbo siamo come scimmioni non ancora scesi dalla pianta -

     “Pensàcola”, e mi sono subito levato per segnarlo (il pensiero).

 

     Al momento non ne ho cavato gran che

     - vero è che l’ho subito associato con “Multatuli”, non senza frutto né ragione, ma per ora non ne faccio uso -,

     salvo decidere che al più presto mi sarei rimesso a Google.

 

    Ho fatto bene, perché il divino Google mi ha poi informato che si tratta di una cittadina americana, capitale di una contea dello stato della Florida sul golfo del Messico:

     ho vagamente ricordato che ne ero già informato, e che ne avevo trattenuto un senso di sarcasmo come di uno che dicesse a un altro “Io penso, invece tu pensacoli”:

     cioè uno dei neologismi dell’umiliazione del pensiero, come “fidanzatini” che mi fa giustificare l’espressione “Ho ucciso per molto meno!”:

     uno degli scherzi da pr… della coscienza clericale (anche fuori dalle religioni: la Modernità ha secolarizzato il Preteterno):

     il mondo non ha gradito che Freud svergognasse l’incoscienza criminale della coscienza clericale.

 

     Ma preferisco lasciare questo “Pensàcola” nello stato il cui ho lasciato il pensiero-sogno “Quoniora”, di cui dopo anni non sono venuto a capo:

     mi servono a riconoscere che dispongo di un’attività di pensiero gratuita, detta bene o male “inconscio”, che si tiene le mani libere per interventi non programmati, e agisce come un estraneo:

     oggi valuto la serietà di una persona dal pari realismo con cui prende un suo lapsus e la situazione economica.

 

     L’irrealismo irrealizza il pensiero:

     e fa appello al “concreto”.