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Il
mito, o racconto, di oro incenso e mirra inaugurava, senza
alcun successo, l’era della non più umiliazione
dell’umanità, della non più umiliazione del pensiero:
esso
annunciava che un bambino è accoglibile con oro
incenso e mirra, come adulto sovrano.
Ma non
è un mito, è l’enunciazione di un principio, identico al
principio di piacere poi di realtà:
che
nel bambino si saluti un adulto anticipato:
in
greco “vangelo” significa buona notizia, e in effetti questa
opportunità è una buona notizia, duramente disattesa.
Non
trovo più strano l’essere considerato un tipo strano:
per il
fatto di constatare nei primi inizi del cristianesimo un
pensiero nuovo, “buona notizia” perché tale, subito
disattesa:
in ciò
la mia stranezza è semplicemente normalità, che si è fatta
attendere.
L’idea-base della normalità o buona notizia connessa con
l’età anagrafica, era già presente nell’ebraismo:
infatti il Bar Mitzwah significa che a dodici anni per le
femmine e tredici per i maschi è ufficialmente iniziata
l’età adulta, senza il medio-evo dell’adolescenza:
Gesù
per esempio lo ha celebrato con inaudita chiarezza verso i
suoi genitori.
Parlo
della patologia del tempo perso adolescenziale (Dostoevskij)
sul quale crimine psicologico, come su altri (capofila
l’amore come innamoramento), noi sciagurati cristiani ci
siamo buttati con cupo entusiasmo.
Riprenderò lunedì 9 gennaio 2012. |