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Per intendere la
“povertà” di Francesco d’Assisi bisogna fare un salto a
circa sei secoli e mezzo dopo, a Lavoro salariato e
capitale di K. Marx, 1849, antecedente di Il Capitale.
In
Francesco “povertà” non ha il significato generico di tirare
la cinghia per acquisire meriti (masochismo morale), né
quello sarcastico di uguaglianza nella miseria (masochismo
politico):
significa precisamente rifiuto del salario per il
lavoro, e ancora più precisamente rifiuto dell’equivalenza
lavoro = forza-lavoro, e poi forza-lavoro = merce con
equivalente monetario come ogni merce.
Un
rapido identikit di Francesco:
1.
nella sua laicità, non solo voleva che i suoi seguaci
fossero né preti né monaci, ma anche che non avessero il
clericalismo ancora odierno che distingue sapere alto da
sapere volgare;
2.
voleva un’identica regola per uomini e donne, dunque laici
anche le donne (su questo punto le resistenze a Francesco e
Chiara sono state violentissime);
3. pur
non pronunciandosi, era contro il massacro dei Catari di
quegli anni;
4. era
contro le Crociate e la guerra di religione antimusulmana;
5. e
not least, come ho appena detto, era contro la
concezione e la pratica del lavoro in quanto salariato
(“povertà”):
non si
è speso in vani pronunciamenti contro la proprietà privata,
ma si è pronunciato attivamente-vocazionalmente contro il
salario in quanto asservimento privato del lavoro.
Risulta, come lo stesso Francesco prevedeva (o più
semplicemente constatava), che non pochi degli assisani
facoltosi hanno reagito brutalmente a quegli arroganti
facinorosi che rifiutavano il salario:
era un
mondo intero a venire messo in crisi (come Francesco
voleva), e senza “tirate” morali sul denaro come sterco del
diavolo:
in
fondo, almeno alcuni capivano che non era modestia forzosa
il parlare di privilegium paupertatis:
tanto
più che fino al giorno prima quegli arroganti erano
facoltosi e colti come loro.
Faremmo bene a pensarci in anni in cui diminuiscono salari e
salariati, e senza speranza di inversione della tendenza
(illusione intrattenuta da ogni Governo, fin che dura).
Ecco
un’idea, che il lavoro è impagabile, non ha prezzo:
equivalente alla frase “non ho servi ma amici”.
Finisce per risultare che in ultima analisi il lavoro è uno
solo, che nel lavoro umano non c’è alto e basso,
superiore e inferiore:
ecco
una nuova scoperta sulla legge di moto umana detta
“pulsione”.
Francesco è stato un uomo di pensiero. |