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Vedi
giovedì 8 dicembre.
La sola legge universale è
questa:
nella partnership mi
faccio gli affari miei facendo quelli di un altro.
In numerosi casi ho motivo
di essere soddisfatto di me, per averli resi fruttiferi per
ambedue.
A volte mi faccio anch’io
gli affari di Contri (infatti mi chiamo così) distinti da
quelli di un altro:
sono i casi in cui il mio
pensiero (detto “inconscio” in tali casi) si occupa di quei
miei contri di cui avevo penso il filo (“rimozione”):
esso me li ri-presenta (in
sogni e atti diversi) come affari estranei, senza
quell’autoreferenzialità che è detta “narcisismo”, priva di
senso degli affari:
“inconscio” è un nome del
mio stesso pensiero quando mi fa occupare dei fatti miei
come fossero quelli di un altro:
dunque risiamo da capo.
Io ho passato la vita a
farmi i fatti altrui, e da un certo giorno quelli di Freud,
di J. Lacan e di altri ancora:
rispetto a loro io sono
soltanto l’ultima ruota di un carro storicamente disertato:
parlo di un carro di
risorse, di pensiero anzitutto.
La storia economica, che è
la storia umana stessa, non è la storia della penuria
(strutturale: Malthus), è la storia dello spreco (attivo),
peccato o delitto.
Parlo di universalità degli
affari, quali che siano, senza il bisogno religioso-ateo di
una “mano invisibile”.
Mi faccio gli affari altrui
là dove questi si prestano a s-fruttamento:
chi mi ama mi s-frutta, ecco
il pensiero ereditario, legittimo:
fatevi i vostri contri.
Ho l’occasione di dichiarare
qui la mia forma di ateismo:
il problema personale di
“Dio” è quello di rischiare di condannarsi a una inesistenza
aggravata perché stupida:
infatti, se io non avessi occasione pratica di farmi
gli affari di “Dio”, la sua inesistenza sarebbe aggravata
perché perfino la sua eventuale esistenza sarebbe
perfettamente indifferente. |