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mercoledì 7 dicembre 2011


LO SPIRITO DEL PETROLIO
 

     La parola “spirito”, specialmente con la maiuscola, ha seviziato me come tutti, in tutti i suoi significati e nelle contese tra questi.

 

     Quelli che si prendono per colti ricordano che significa “vento” come il greco “anemos” con i suoi pasticci con “anima”:

     in ogni caso va bene anche così, il vento è una spinta, un eccitamento, una chiamata o vocazione al movimento, e nel nostro mondo c’è penuria di vento, bonaccia non buona, insomma siamo nella depressione economica e psichica insieme.

 

     “Spirito” significa il lavoro, per primo quello intellettuale, che fa passare - passaggio metafisico non fisico - il petrolio dalla stupida inutile materia di un tempo - anzi, neppure afferrata come materia se non come materia bruta cioè meno materia -, a materia prima, quella con cui si fa la benzina, che a sua volta ha poi cambiato faccia alla civiltà.

 

     Non è solo il petrolio a potere passare a materia prima grazie al negozio del pensiero:

     lo è anche ogni prodotto del pensiero, e il pensiero stesso:

     e il soggetto di questo pensiero.

 

     “Spirito” è un nome di ciò che fa accadere, cioè progresso:

     divenire non è progresso, e i Greci ci hanno fissati al divenire.

 

     Ancora anni fa non mi aspettavo che sarebbe toccato a me fare apologia di progresso.

 

     Il nostro tempo è plafonato, anzi regressivo, e nei massimi discorsi politico-economici.