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La
parola “spirito”, specialmente con la maiuscola, ha
seviziato me come tutti, in tutti i suoi significati e nelle
contese tra questi.
Quelli
che si prendono per colti ricordano che significa “vento”
come il greco “anemos” con i suoi pasticci con
“anima”:
in
ogni caso va bene anche così, il vento è una spinta, un
eccitamento, una chiamata o vocazione al movimento, e nel
nostro mondo c’è penuria di vento, bonaccia non buona,
insomma siamo nella depressione economica e psichica
insieme.
“Spirito” significa il lavoro, per primo quello
intellettuale, che fa passare - passaggio metafisico non
fisico - il petrolio dalla stupida inutile materia di un
tempo - anzi, neppure afferrata come materia se non come
materia bruta cioè meno materia -, a materia prima, quella
con cui si fa la benzina, che a sua volta ha poi cambiato
faccia alla civiltà.
Non è
solo il petrolio a potere passare a materia prima grazie al
negozio del pensiero:
lo è
anche ogni prodotto del pensiero, e il pensiero stesso:
e il
soggetto di questo pensiero.
“Spirito” è un nome di ciò che fa accadere, cioè progresso:
divenire non è progresso, e i Greci ci hanno fissati al
divenire.
Ancora
anni fa non mi aspettavo che sarebbe toccato a me fare
apologia di progresso.
Il nostro tempo è plafonato, anzi regressivo, e nei
massimi discorsi politico-economici. |