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Con la
regia di Raffaella Colombo, alcuni Amici (vedi “Amicizia del
pensiero”) hanno approntato una festa per il mio 70°, questa
domenica 4 dicembre:
ho
accettato con gratitudine il loro dispendio perché gratuito
non donativo:
ho già
introdotto questa distinzione, a favore nostro e a sfavore
dei greci, i “dànai”.
Il
biglietto d’invito a tale festa riferisce un breve dialogo
tra J. Lacan e me, un dialogo effettivamente realizzato da
me nei decenni:
J.
Lacan D’un discours qui ne serait pas du
semblant (Seminario 1971).
G. B.
Contri Le voici!
“Semblant”,
pura finzione, als ob o come se, la vita è sogno cioè
non è vero niente (Barocco):
il suo
regime o discorso è quello del dis-Ordine simbolico,
infernale cielo stellato, non lingua bensì zizzania della
lingua (come i virus informatici):
si
trattava di operare il passaggio dal Simbolico, disordine
patologico anzitutto intellettuale, all’unico Ordine, quello
giuridico, che è salute anzitutto intellettuale:
questo
passaggio ne ha poi comportati altri due, la sostituzione
della materia prima all’oggetto, e la sostituzione della
lingua come nomi di azioni alla lingua come nomi di cose:
ecco
perché posso dire “Le voici!”, una rivoluzione
costituzionale tutt’uno con la guarigione.
E’ ciò
che ho fatto, ossia un passaggio:
avendo
iniziato a leggere Freud a vent’anni (Medicina 2°), e avendo
iniziato con J. Lacan a ventisette (1968), l’anno dopo
(1969) iniziavo il mio Dottorato a Parigi dal titolo Loi
symbolique/loi positive (con Roger Bastide, Roland
Barthes, Claude Lefort), passando poi il tempo a
completarlo.
In più
alla data di oggi dispongo dei duecento grammi in quattro
DVD della mia Opera omnia, opera con cui rispondo
alla dedica fattami da J. Lacan nel 1974, “A’ qui
sinon à qui?”
Mi
sento oggi come il “servo” della parabola dei talenti,
quello che restituisce il centuplo per un compenso diverso
dal salario.
Ho così concluso ma non ho finito, sono pronto sia per
altre mille vite in saecula saeculorum, sia per
lasciare qui e ora il mio pugno di polvere, soddisfatto in
ambedue i casi, tanto più ora che non mi lascio più
insoddisfare da quell’eternità e quell’anima che ci
perseguitano da millenni.
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