|
Posto
il dire come il primo dei fare, la frase termina con “detto
di te”.
Resta
solo da individuare i diversi “non vorresti”:
ingiuria,
diffamazione-menzogna,
censura
(lascio da completare o/e perfezionare i casi):
quando
si parla di qualcuno cioè lo si presenta converrebbe avere
presente questa serie di illeciti.
Contemplo anche l’eventualità di ciò che io stesso direi di
me:
di
solito nel dire ci presentiamo male.
Uno
psicoanalista degno di questo nome partirebbe dal principio
appena enunciato.
Inizia
questa sera il Seminario di “Il Lavoro Psicoanalitico”
nell’ambito dell’argomento dell’anno Il regime dell’appuntamento,
Seminario fatto per la presentazione di casi psicoanalitici:
ogni
narrativa di casi li presenta nel loro rapporto con il
regime dell’appuntamento, l’unico in cui la parola
“rapporto” abbia significato:
nel
regime dell’appuntamento, c’è quello psicoanalitico.
La
narrativa non l’hanno inventata gli psicoanalisti:
la
loro è, o almeno sarebbe se fosse, una narrativa in cui è
implicata la diagnostica:
ma una
diagnostica in cui quella clinica trova il suo quadro in una
diagnostica non clinica.
Uno
dei meriti di J. Lacan è di avere colto l’isteria come
discorso:
pur di negarla, la cultura psicologica e psichiatrica
da decenni è arrivata a negare perfino l’isteria clinica. |