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Intendo proprio quella crisi di cui si parla ovunque
(si, on, man):
“si” è
l’Idiota (vedi ieri), Idiota collettivo come sempre “si”,
tutti e nessuno:
è ciò
di cui non si accorge mai il Capo (vedi Freud Psicologia
delle masse), che morirà in un bunker - in cui è sempre
vissuto - con il suo criminale si senza mai io:
almeno
il sepolcro di Cristo era vuoto (il migliore coup de
théâtre dei Vangeli).
La
crisi è di competenza a sapere (nel sapere a portata di
tutti).
Nessuno sa di che cosa si parla, e allora “Crisi”,
“Mistero” e tarocchi.
Converrà fare ora un passaggio, e lasciar avanzare sulla
scena un Personaggio che con semplice buon senso osserva:
“Ma
no!, non c’è crisi, semplicemente siamo cresciuti fino a
sette miliardi e simultaneamente si è drasticamente ridotto
il fabbisogno di lavoro salariato o socialmente necessario,
dunque siamo alcuni miliardi di troppo”
(tra i
quali stanno per annoverarsi molti del Governo appena caduto
che tornano indietro con gli scatoloni).
Il
Welfare sta mostrando la corda, insieme alla Psicologia
e alla Microeconomia.
Ora mi
vengono buoni gli argomenti cui sono stato addestrato fin da
piccolo, ossia che ci sarà un Aldilà in cui risorgeremo
senza bisogni e senza il bisogno sociale di lavoro:
un
Dio-Sole-Oggetto ci soddisferà senza che neppure abbiamo il
tempo di accorgerci che c’è soddisfazione, ossia in questo
Welfare assoluto saremo morti.
Non è
il mio pensiero:
penso che il lavoro non è soltanto quello socialmente
necessario, che la società ha bisogno di Amici, anche per
non dovere tagliare il personale di alcuni miliardi, magari
tutti. |