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martedì 15 novembre 2011


LA CRISI DELL’ IDIOTA
 

     Intendo proprio quella crisi di cui si parla ovunque (si, on, man):

     “si” è l’Idiota (vedi ieri), Idiota collettivo come sempre “si”, tutti e nessuno:

     è ciò di cui non si accorge mai il Capo (vedi Freud Psicologia delle masse), che morirà in un  bunker - in cui è sempre vissuto - con il suo criminale si senza mai io:

     almeno il sepolcro di Cristo era vuoto (il migliore coup de théâtre dei Vangeli).

 

     La crisi è di competenza a sapere (nel sapere a portata di tutti).

 

     Nessuno sa di che cosa si parla, e allora “Crisi”, “Mistero” e tarocchi.

 

     Converrà fare ora un passaggio, e lasciar avanzare sulla scena un Personaggio che con semplice buon senso osserva:

     “Ma no!, non c’è crisi, semplicemente siamo cresciuti fino a sette miliardi e simultaneamente si è drasticamente ridotto il fabbisogno di lavoro salariato o socialmente necessario, dunque siamo alcuni miliardi di troppo”

     (tra i quali stanno per annoverarsi molti del Governo appena caduto che tornano indietro con gli scatoloni).

 

     Il Welfare sta mostrando la corda, insieme alla Psicologia e alla Microeconomia.

 

     Ora mi vengono buoni gli argomenti cui sono stato addestrato fin da piccolo, ossia che ci sarà un Aldilà in cui risorgeremo senza bisogni e senza il bisogno sociale di lavoro:

     un Dio-Sole-Oggetto ci soddisferà senza che neppure abbiamo il tempo di accorgerci che c’è soddisfazione, ossia in questo Welfare assoluto saremo morti.

 

     Non è il mio pensiero:

     penso che il lavoro non è soltanto quello socialmente necessario, che la società ha bisogno di Amici, anche per non dovere tagliare il personale di alcuni miliardi, magari tutti.