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martedì 8 novembre 2011


RITORNO DEL DIMISSIONARIO
 

     Questo non-Governo sta per cadere, forse per dimissione:

     era ora, commento con tanti altri, ma nella gerarchia dei miei pensieri questo viene al 90° posto.

 

     Ma se anche fosse stato un Governo ossia qualcosa, o se ora ce ne sarà uno, quanto si estende?, o anche quanto si estende - nella politica - il Governo-Parlamento?:

     rispondevo già che si estende, a dir molto, sul 5% della politica:

     il restante 95% della politica è composto dai nostri appuntamenti di affari, inclusi quelli amorosi che (mi ripeto) sono amorosi se sono affari:

     si veda ancora Il regime dell’appuntamento. Quid ius?

 

     Osservo da tempo che quanto maggiore la patologia personale, tanto maggiore è l’identificazione della politica con Governo-Parlamento ossia con il 5%:

     simultaneamente, nella patologia si pensa come anarchico l’appuntamento, e in definitiva il pensiero stesso.

 

     Il 90% della politica è l’ambito del permesso giuridico, ossia di tutto ciò che non è espressamente proibito:

     politici come saremmo per vocazione, lo siamo pochissimo.

 

     C’è una legge:

     o ritorna senza pietà il rimosso, o ritorna il dimesso o dimissionario cioè il soggetto:

     siamo cittadini dimissionari dalla prima Istituzione che ci fa cittadini, il Primo diritto o pensiero.

 

     La “crisi” che ci riempie la bocca fino a renderla muta - potremmo inventarci “crisi in bocca!” - è crisi del regime dell’appuntamento:

     proprio come la depressione economica non si distingue dalla depressione psichica che è depressione del pensiero:

     è il pensiero che vivere è sopravvivere.

 

     Da decenni non conosco quasi nessuno - anche al cinema o nella letteratura, nella saggistica e nella psicologia corrente - che non lo dica convintamente:

     un con-vinto è un vinto, e non perdonerà a costo di farsi persecutore e boia (ricordo i “mal-battezzati” di Freud).