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Non
esistono Scuole atte a conferire i Titoli di imprenditore,
politico, filosofo, scrittore, amante, genitore,
psicoanalista
-
dimentico qualcosa?, per esempio giornalista, ma la
discussione è in corso, e anche economista e giurista, e
anche ovviamente avvocato della salute -,
con le
rispettive autorizzazioni.
Ma non
è una lacuna legislativa e culturale:
colto
e giurista è chi si permette di procurarseli, cioè li
considera supplementi di civiltà, e so bene quanta cura vi
pone chi se li procura:
so
anche bene che vandalismo e malevolenza prendono il posto
della cura.
Nella
psicoanalisi la parola “cura” ha ogni significato.
“Cura”
non è un concetto difficile, essa riguarda le virgole,
ricordo la perfezione di quella battuta attribuita a Oscar
Wilde:
“Quella sera ero stanchissimo, avevo passato la mattina per
decidere di mettere una virgola, e il pomeriggio per
decidere di toglierla”.
Quando
mi dicono “Non ho il titolo”, ricordo quell’unica donna che
avrei strangolato con il sorriso sulle labbra:
mi
piaceva, ma mi rispose “umilmente” che non era degna di me:
negando il suo titolo contrastava il mio.
Poscritto
C’è un
titolo aggiudicatomi dalla Bibbia che tengo e al
quale tengo, “a immagine e somiglianza (di ‘Dio’)”, e senza
Laurea in Teologia.
questo
Libro narra un mito d’origine che non presuppone l’esistenza
del Protagonista, tuttavia fornisce un’informazione
preziosa, quale?:
che
se vogliamo sapere qualcosa su “Dio” possiamo farcene
un’idea a partire appunto dal suo simile:
allora
ci vuole poco a cogliere che “divino” è un nome del pensiero
in quanto non causato;
e
poiché nel Libro il pensiero dà “nomi alle cose”, se è vero
come io dico che essi sono anzitutto nomi di azioni, allora
questa attività è legislativa, niente di più divino.
Inoltre, il mito d’origine ci fornisce una preziosa
informazione sulla somiglianza di questo “Dio”, se
esistesse, all’uomo:
egli
ha creato in sei giorni mentre in tutta la sua astratta
onnipotenza avrebbe potuto farlo con un istantaneo schiocco
di dita, in altre parole ha posto cura come un buon
giardiniere (per anni ho conosciuto io stesso il piacere del
giardiniere, avevo un enorme e vario giardino):
in più
“vide che era buono” cioè gli era piaciuto, e gli era
piaciuto averlo fatto, cioè aveva un principio di piacere,
cosa che tutte le teologie trascurano.
In
mancanza del carattere primario di questi due tratti,
pensiero e principio di piacere che poi sono un fatto solo,
tutti gli attributi divini decadono a paccottiglia del
supermercato attributivo dei Supereroi.
Del
cristianesimo apprezzo l’asserzione che pensiero e principio
di piacere (“Dio”?, vabbé) stanno bene nella pelle d’uomo,
fino ad acquisirla (“incarnazione”) e mantenerla
(“ascensione”) come senso:
dunque
non senso religioso, e in effetti il cristianesimo non è
religione.
Il
nocciolo razionale del mito della creazione dell’uomo è che
“Dio” si è procacciato ab aeterno la materia prima
della pelle d’uomo:
lascio
ormai ad altri quelle speculazioni sulle origini (mi
interessano ormai le fonti non le origini), alle quali mi
sono già dedicato in età liceale (ricordo per esempio il
“Primo Adamo”). |